L’esistenza monotona

“La vita ti schiaccia sempre. Sempre”. Erano queste le parole che quel ragazzo si ripeteva continuamente, sapeva di non poter far nulla per contrastare la vita, non poteva far nulla contro la vita. Alla lunga, però, sapeva che avrebbe gioito del processo che era stato innestato, di quel processo autodistruttivo, composto di tristezza e sofferenza. Sapeva che la vita era scandita non secondo l’ordine del tempo, ma secondo l’ordine delle emozioni: felicità, sofferenza e indifferenza. La prima era la fase più dolce, che gli faceva amare la vita, la seconda era la fase più profonda e che gli faceva maledire se stesso, la terza era la fase peggiore, ossia la razionalità, un condurre una vita vuota, un mero trascinarsi, aspettando che le prime due fasi tornassero a far parte della sua esistenza. E che cos’era ormai la sua esistenza, se non un’esistenza monotona?

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