Dialogo, tra fuoco e acqua

M: «La verità è che siamo cambiati, io e te non siamo più “io e te”. Non c’è più niente, niente più emozioni, niente complicità, nessun battesimo del fuoco sulle nostre labbra».
F: «Hai ragione, non c’è più alcun fuoco. Ora ti nutri soltanto di acqua. Ora non vuoi più scottarti – ti ho già scottato io, ti ho marchiato coi miei baci e adesso, adesso i segni bruciano ancora».
M: «Ora non respiro più il tuo fumo profumato, non mangio più la carne affumicata e calda che mi preparavi. Ora bevo, mi limito al bere e hai ragione su tutto, su tutto questo. Forse devo solo ubriacarmi d’acqua, di un’acqua che non è né pure né vergine, di un’acqua che è avvelenata, guastata dai cadaveri che il solo ricordo del tuo fuoco ha incenerito. Chi sono le altre se non un simulacro del tuo ricordo infuocato?».
F: «L’acqua rinfresca, ma il fuoco scalda. Tu, ora, non ti scaldare. E me ne vado. Vado via ora, di nuovo. Perché io sono fiamma e fuggo via con le mie scintille».

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