Maledetto e consumato

La verità è che non ce la fai più. Non ce la fai più e ti basta anche una foto, una vecchia foto, una canzone o un diario nascosto in un luogo che conosci soltanto tu a far riaffiorare la stessa disperazione, la nostalgia, il pianto ed il rimpianto – perché, guardandoti indietro, riconosci a te stesso che qualcosa di più poteva accadere, qualcosa di semplicemente diverso, perché, si sa, non c’è niente di male nel combattere per ciò che si ama.
Così, resti trafitto dal passato: maledetto e consumato, logorato.
E non ce la fai, continui a non farcela. Speri sempre di rialzarti, ma non basta, non basta niente. Una partita a calcetto, gli studi, le serate fra amici, giocare col cane, tutto questo è appena sufficiente a fungere da anestetico contro il dolore – ma gli effetti analgesici hanno durata breve, troppo breve ed io non sono un drogato; la mia droga era altra e quella droga mi ha maledetto e consumato.
Maledetto, consumato.

Pezzi di me, lungo te

Ci sono pezzi di storia che non riescono mai ad essere dimenticati, così come ci sono storie che non dovrebbero essere mai raccontate. La mia storia? Forse appartiene alle innominabili. Forse il silenzio è un padre che acconsente ad ogni buffonata delle sue fonetiche figlie — le parole, in fondo, non sono figlie del silenzio? —. Ed è così che va, è così che va sempre a finire, ma questa volta lo sento di più; ci sono pezzi: pezzi di me, lungo di te. Mi porti addosso, non te ne accorgi, ma sono già lì. Sono già lì per te, ad ogni problema, ad ogni difficoltà, perché se potessi, io lastricherei queste strade del sangue e delle ossa di quegli stessi ostacoli che hai difronte — per poter costruire il tuo corridoio verso la felicità.

Una lettera per R

Cara R,
Scusami se a volte sono un problema.
Scusami se a volte ti annoio con le mie paranoie ed i miei problemi.
Scusami se a volte non esterno l’affetto che meriti – lo sai, fingo l’insensibilità.
Scusami, davvero.
Più ti guardo, più vedo una persona che è cresciuta ed è cresciuta forte, rigogliosa, amorevole, gentile, irrinunciabile. Vedo una persona che non si è fatta sconfiggere dalla vita, una persona che, senza alcun premio, ha vinto tutto – perché ciò che si vince nella vita è la felicità e tu sei questa malattia che avanza! Che avanza contro il buio!
Forse la vita ci dividerà, forse troveremo i nostri destini al di là di un bivio. Forse avremo ancora tanto tempo da condividere, forse ci saranno momenti per piangere e momenti per sorridere insieme. Forse, forse.
Non ci sono certezze, non ne abbiamo mai avute, ma questa notte io so una cosa: tu sei qui, adesso, e resti qui.
E se vorrai, io – questa piccola tragedia che sono – resterò ancora un altro po’ nella tua favola.
Scusami. Perché io non posso regalarti niente, perché io non sarò il miglior personaggio di una commedia, perché non avrò mai l’entusiasmo per vivere come sai fare tu.
Ed ora grazie. Grazie e tu sai per cosa.

Tuo “figlio”, M.

Tempesta, allerta cardiaca

Ci sono piogge che lavano via i pensieri. Poi ci sono le mie, le mie piogge sono tempeste – tempeste di ricordi. Ogni ricordo è una goccia d’acqua gelata che solca il terreno ancora caldo del mio cuore.
Il mio cielo è nuvoloso ed ogni nuvola è un pensiero – pensiero di te, di lei.
Tempestosa, solleva gli angoli e le porte delle mie ferite.
La pioggia sferza, sferza la mia forza di volontà e non riesco a dimenticare neanche una goccia, non riesco più a non avere paura dei tuoni.
I lampi, questi sono il passato che mi perseguita. Ed i tuoni, i tuoni sono i pianti e le urla che ho gridato.
Mi perseguita, questo atmosferico passato intristisce il mio cuore e il battito rallenta – rallenta, perché sono lontano da chi me lo accelerava, perché sono lontano da chi era la tempesta della mia vita.
Perché l’allerta meteo non sarà mai più pericolosa dell’allerta cardiaca.

Gridalo, l’amore

Gridalo, fingiti matto, folle, insano perché questo è ciò che fa, ciò che fa l’amore!
Abbraccia, bacia, mordi, sorridi quando sei davanti a lei, ma dalle anche tutto te stesso e quindi piangi, confida i tuoi mostri, abbi il coraggio di apparire debole, triste, in difficoltà – e grida, continua a gridare purché tu appaia come un matto! Fa’ cose eccezionali, che non faresti per nessun altro, da’ fuoco alla tua vita!
Non annullarti, non annullare lei, create insieme una nuova entità: il noi – forse l’amore rende folli perché bisogna ragionare con due teste, dopo tutto e oltre tutto.
Sii assetato e affamato di lei, perché chi si sazia non ama, la fame d’amore è insaziabile. Mangiala, mangialo, mangiatevi sempre – è l’unica dieta con la quale non correrete il rischio di ingrassare, oppure, ingrasserete insieme mettendo l’uno i chili dell’altro.
E grida, infuria, grida contro le stelle! Perché l’universo sarà già al tuo fianco e tutto il resto andrà in un altro verso.

Le persone sono cattive?

Ti fanno male. Le persone fanno male. Non c’è niente che tu possa fare per difenderti, puoi mostrarti impassibile e alzare una falsa corazza, finché non ti accorgi che a farti più male è proprio lo scudo che hai alzato contro di loro, contro gli altri.
Quando realizzi che tutto il male che ricevi è spesso anche involontario, smetti di affibbiare colpe e responsabilità, smetti di farlo e cominci ad accettare la brutalità degli eventi, la crudeltà impersonale che ti circonda. È che, in fondo, è vero che il bene di qualcuno coincide con il male di qualcun altro e quel qualcuno non può farci niente, anche lui sta subendo il male da un altro, ancora e ancora, come te, come tutti.
È così che va avanti questo circolo vizioso, è così che procediamo a passi lenti e pesanti verso la rovina. Perché tutto il palazzo nel quale siamo rintanati cade a pezzi, mattone dopo mattone – ciò che resta sono le fondamenta, perché nessuno è cattivo davvero e da queste fondamenta potremmo di nuovo ricostruire.
D’altronde, c’è male a credere nel bene?