Analitica dell’ira

​Lo senti questo brivido che risale la schiena?! Lo senti questo respiro sempre più profondo?! Lo senti questo sguardo arcigno contro i tuoi occhi?!
Abituatici, si chiama rabbia. La rabbia uccide, uccide la gente. Perché ti consuma, non potendo sfogarla contro gli altri, la riversi su te stesso – in ogni caso, sempre e comunque, ovunque.
Quindi rinunciamo? Rinunciamo alla cattiveria e alla violenza? Certo che no! No! No, per Dio, no! 
Se la rabbia non esistesse, io non saprei più con quale Dio prendermela, quindi, grazie a Dio, sono arrabbiato! 

La senti crescere nelle ossa, dentro le ossa che spezza con la sua potenza. La rabbia è il Vesuvio pronto ad eruttare, è l’esplosivo che aspetta solo scintille per dare il via alla sua festa – alla sua festa di funerale! 
Non ti dirò “non arrabbiarti”, ti dico: arrabbiati, perché non ci sono vere vie d’uscita, eccetto il concedersi ad un’emozione così depredata e incompresa, eppure così essenziale. 
La rabbia è fra le emozioni più semplici da provare. 
E se non ti rimane più alcuna emozione, se sei diventato schiavo dell’apatia, allora stringiti a questa ultima dea, stringiti a questa falsa speranza – se non altro, è un ultimo modo di sentirsi vivi.

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19 thoughts on “Analitica dell’ira

  1. La nostra umanità non va censurata, niente di noi va censurato perchè è la via per compiere se stessi vivere fino in fondo la prorpia umanità, compre e in primo luogo le ferite. Nel bellissimo libro di Claire Ly , Ritorno in Cambogia, c’è la storia sofferta di Claire, scrittrice cambogiana che è stata debortata durante la dittatura comunista perdendo tutta la famiglia uccisa brutalmente. La sua formazione religiosa era buddista ma lei ha incominciato un dialogo arrabbiato con il Dio occidentale che considerava la causa del marxismo e qquindi del disastro cambogiano ma è giunta alla conversione cristiana. Nell’arrabbiarsi c’è una domanda profonda di senso e di bene a cui non dobbiamo mai rinunciare. Un abbraccio

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