Logica dell’Etica

Logica deontica

Molte persone (e molti filosofi) si approcciano all’etica soltanto sulla base della propria moralità. Questo dovrebbe essere un errore, non soltanto teorico ma anche pratico, poiché il più delle volte non riusciamo, poi, a demarcare la differenza fra scelta giusta e scelta ingiusta, fra azione morale e azione immorale. Il seguente articolo vuole solo fare un po’ di chiarezza sull’etica che tutti adottiamo (o adotteremmo) e sulla sua natura formale.
L’etica segue una sua logica. E questa è un sistema deontico (un sistema che dice all’agente che cosa deve fare), ossia una logica delle norme e degli imperativi morali. Un sistema deontico è quindi un sistema etico che dice: a) che cosa è obbligatorio fare, b) che cosa è permesso fare. “Obbligatorio” e “Permesso” (da qui in avanti, “O” sta per obbligatorio, “P” per permesso) sono quindi due operatori che formalizzano “Giusto” o “Ingiusto”. Il seguente grafico rappresenta i rapporti fra gli operatori O e P:

deontic-square2
Quadrato deontico: Obbligatorio implica direttamente il permesso, indirettamente ciò che è vietato e ciò che è omissibile.

Fatta un po’ di luce sui rapporti fra operatori, possiamo già ora proporre il primo assioma valido per ogni sistema etico:

(Ax) Giusto è ciò che è obbligatorio fare. (Ingiusto è ciò che è obbligatorio non fare).

La scelta giusta equivale quindi alla scelta necessaria. Questo, però, non implica che, nei fatti, ogni qual volta dobbiamo scegliere fra la scelta giusta e quella ingiusta, scegliamo necessariamente quella giusta. Non viviamo in un mondo di santi. Inoltre, il sistema logico dell’etica è prescrittivo e non descrittivo (dice, cioè, come il nostro agire dovrebbe essere e non come effettivamente è). Nel nostro mondo etico, la seguente (D)-implicazione — userò “O” per dire che una certa azione “p” è obbligatoria — non è valida:

(D) Op → p

Non è cioè vero che “Se è obbligatorio scegliere p, allora scegliamo p”, poiché il nostro è un mondo fatto, appunto, di scelte sbagliate che sembrano giuste e di scelte giuste che sembrano sbagliate, di scelte consapevolmente giuste o ingiuste che vengono attuate e così via. Ciò non rappresenta un problema per il sistema etico, poiché suddetto sistema aspira a dirci soltanto come agire, non come agiamo nei fatti — d’altronde, il nostro è un mondo etico imperfetto. Possiamo, tuttavia, già sulla base del solo (Ax) (cioè dell’assioma che dice che giusto è ciò che è necessario) delineare la logica deontica minimale che sta alla base di ogni etica.


Logica deontica minimale

 La logica deontica minimale aggiunge un altro assioma, che “rassicura” il nostro agire. È il seguente:

(Ax1) Op → Pp

(Ax1) ci dice che: Se è obbligatorio scegliere p, allora è permesso scegliere p. È chiaro che se qualcosa è necessario fare, allora qualcosa sarà permesso fare. Ci sarebbe ancora molto da dire su questo assioma, ma non voglio annoiare ulteriormente portando l’attenzione sulla struttura logica che ne permette la validità e ne giustifica la verità. Questo assioma dovrebbe comunque rallegrarci del fatto che ogni qualvolta dobbiamo fare la scelta giusta, sappiamo automaticamente e logicamente che essa è anche permessa. Il sistema minimale, dunque, è il seguente:

(Ax) Giusto = Necessario (Obbligatorio fare).
(Ax1) Op → Pp (Se obbligatorio fare p, allora è permesso farlo).


Logica deontica massimale

A partire dalla logica minimale dell’etica possiamo costruire un sistema più potente (cioè in grado di dimostrare e rendere ragione di imperativi etici speciali) aggiungendo gli ultimi due assiomi:

(Ax2) Op → OOp (Se è obbligatorio fare p, allora è obbligatorio che sia obbligatorio).
(Ax3) Pp → OPp (Se è permesso fare p, allora è obbligatorio che sia permesso).

(Ax2) ci dice che la giustezza di un’azione etica è transitiva, ossia: se è obbligatorio che un soggetto X agisca su Y e se è obbligatorio che Y agisca su Z, allora sarà obbligatorio che X agisca su Z. (Ax2) ci permette quindi che l’azione morale si espanda, ossia implica che le azioni morali diventino l’esempio e la norma da seguire e che vengano accettate da tutti man mano che ogni soggetto agisce eticamente. (Ax3) ci dice invece che ogni azione etica tende al perfezionamento: se nel nostro mondo è sempre stato permesso fare p, allora si potrebbe renderlo giusto, ossia necessario, ossia ancora obbligatorio. Chiaramente (Ax3) tende anch’esso a rendere un’azione etica universale. Sia (Ax2) sia (Ax3) sono dunque assiomi speciali e non dicono altro che questo: sii l’esempio che gli altri dovranno seguire. Formalizzano, cioè, ciò che Gandhi già sosteneva: «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».


∃x(φ)

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27 thoughts on “Logica dell’Etica

    1. Bello il link, non lo conoscevo, grazie!
      Purtroppo ho anch’io appurato che la logica nei rapporti interpersonali serve a poco: o perché uno dei due non è logico, o perché nessuno lo è. Molto meglio sentire “altro” e trattare gli altri come qualcuno e non come qualcosa (o come teorema, se preferisci).
      Però, come ho detto sopra, questo articolo voleva solo esporre un sistema logico per l’etica e lasciare da parte e intatta la moralità (e quindi il comportarsi con gli altri in generale, al di là di ciò che è strettamente giusto o ingiusto) di cui ognuno è dotato 🙂

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      1. Ahahah ogni citazione sarà ben gradita! Vedrò se pubblicarne un altro simile, magari il mese prossimo però perché non vorrei dare un’impostazione troppo tecnica o troppo filosofica al blog. Vorrei piuttosto dare, come ho fatto fino ad ora, più rilievo alle emozioni

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  1. “Logica dell’ etica.” Stupendo ossimoro.
    In queste equazioni mancano un sacco di variabili oggettive e soggettive (molte incognite), cioè: buon senso, sentimenti, contesto sociale, culturale, interazione umana …
    Ciò che per altri è giusto, per altri è sbagliato.
    Esempio: anni fa, pranzando a Milano con dei talebani (sissignore talebani) sono rimasti male perché dopo il pranzo da loro offerto, non ho fatto un rutto. Nella loro tradizione è sinonimo di gradimento. Spiegai loro che essendo in Italia, tale “manifestazione” viene “giustamente” interpretata come maleducazione estrema dal quale è obbligo astenersi, almeno in luogo pubblico.
    Capirono, ho ancora la testa al mio posto. 😉
    Comunque, post molto interessante.

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    1. Sì, come ho specificato nell’articolo, qui l’interesse teoretico era rivolto all’aspetto impersonale della morale: ossia l’etica. Per di più, l’etica non guarda come effettivamente agiamo (quindi non è importante se a tavola si faccia o meno un rutto per il sistema deontico), ma come dovremmo agire, almeno in via formale.
      Poi, ovviamente, all’etica bisogna aggiungere morale e moralità e allora il discorso diventa meno oggettivo e meno logico.
      Son contento ti abbia interessato 🙂

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    1. Se si vive secondo morale si diventa moralisti e questo distrugge il senso morale. Oltretutto, non esistono moralisti felici, questo distrugge anche la felicità.
      L’etica aiuta…a volte.
      Ti auguro una buona giornata 🙂

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      1. No infatti, non è facile per niente. Purtroppo ogni tentativo intellettuale di cogliere un aspetto della realtà è sempre una semplificazione della realtà stessa, affinché sia più facilmente afferrabile cognitivamente.
        Però ci proviamo e continuiamo a provarci 🙂

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  2. La logica mi sfugge a volte, spesso non collima con il momernto che vivo.
    C’è una logica nell’etica?
    L’etica è personale, è un modo di comportarsi in base a come viviamo a ciò che facciamo, non per tutti possono esistere le stesse priorità…. l’importante è rispettare l’uomo, avere una coscienza.
    Una volta si diceva rispetto e buon senso, in questo serve la logica?

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    1. Più che in rispetto e buon senso, la logica serve a rendere universali gli imperativi morali e poterli rendere particoli quando è necessario.
      In quanto all’etica, il discorso è molto complesso: è vero che ci sono aspetti etici comuni fra molti (o tutti) popoli, è anche vero che le differenza abbondano. Difficile trovare una risposta che soddisfi le esigenze di completezza e verità :/

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