Mi manchi

La mancanza che posso urlare

Mi manchi. Mi manchi e vorrei urlarlo al mondo, ma non a te. Mi manchi e non c’è un perché. E se anche ci fosse, tu vorresti conoscerlo questo perché?
Quanto è difficile dirsi certe parole, certe parole che, invece, romperebbero i muri che abbiamo innalzato l’uno contro l’altro — muri che poi sono stati costruiti su quelle fondamenta che noi eravamo l’uno per l’altro.
Mi manchi e voglio urlare! Mi manchi e sento i muscoli irrigidirsi, perché non si urla soltanto con la voce, si urla la propria tristezza anche col corpo.


La mancanza che ci mangia

Sì, ora lo sai, ma lo sapevi già — mi manchi. Perché ogni giorno non è più lo stesso, ogni desiderio non si è mai spento, ogni mancanza non è mai scaduta nella noncuranza.
E se ne sente il bisogno, di te se ne sente il bisogno, perché mi sembra che un pezzo di me mi sia stato strappato e lasciato via. Perché ci siamo dilaniati, ma abbiamo conservato l’uno la tagliata dell’altro. E allora mangiami, mangiami e assaporami! Bisogna restare cannibali, bisogna mangiarsi a vicenda finché c’è emozione, finché c’è ardore, finché c’è amore.


La mancanza da cui vorrei guarirti

Ma questa è solo lirica, perché l’emozione è fuggita via con te. Le vedo ancora, tutte le mie emozioni, proprio lì tra le tue mani. E allora tienile, custodiscile per me, ché magari possono tornare un po’ anche a te. Perché non mi è mai interessato di me. Mi interessa di te. Perché — giuro — se ne avessi ancora, io mi priverei di tutte le mie emozioni e le regalerei a te, una ad una. Perché tu meriti di più, tu meriti tutto quello che io non ho e che, se avessi, pur ti darei. — Ti donerei tutto ciò che conta, nonostante me stesso. Ti donerei la felicità; anche la mia felicità.


Panchina sotto casa, ore 1:24, non un giorno qualunque.
Una notte in cui mi manca di più.
Dio!, quanto mi manca!
∃x(φ)

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34 thoughts on “Mi manchi

      1. Se solo sapessi lentamente accettarla, ne gusteresti il sapore.
        So però che vuoi dire.
        Sai..
        Quando è notte il vuoto che ti lascia una persona o un evento si affacciano prepotentemente.
        Mi sbaglio?

        Liked by 1 persona

  1. Ci sarà una notte, presto mi auguro per te, in cui sedersi su quella panchina non ti farà provare più niente. Poi però bisogna ricominciare, pescare altri pesci, per usare una metafora squallida da rivista patinata for men. Sono convinto che ti mancheranno anche altre persone, perché pare che funzioni così, ma arriverà l’equilibrio. Chi ha il tuo dono (la scrittura è un dono, quando è così evocativa, quando è così incisiva, come lame che trafiggono al contrario, cioè da dentro a fuori) splende, e di notte chi splende si fa notare, si fa apprezzare. Ah, il cambiamento deve iniziare da te: impegnati 😉

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    1. Me l’hanno detto tutti, il cambiamento deve iniziare da me altrimenti resto semplicemente conficcato su quella panchina.
      Ma non ci riesco, non riesco proprio ad impegnarmi…mi s-finito (come quando non si ha la voglia di preparare un esame, in pieno agosto, per settembre ahah)

      Liked by 2 people

  2. Bellissime emozioni. La mancanza di qualcuno è tremenda soprattutto di notte…e non ci puoi fare nulla se dall’altra parte non c’è quello che dovrebbe esserci oppure la mancanza dovuta ad una perdita per sempre quella è da non augurare a nessuno. Complimenti per lo scritto e coraggio per il resto. 🙂 Grazie per tutti i tuoi like sul mio blog

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