12 marzo 2016

Parte I, 12 marzo, ore 3-4

Eccomi, di nuovo qui — ancora qui. Non riesco più a sopportare la tua mancanza. Non riesco più a pensare neanche per un attimo che sia successo davvero, che ciò che più temevo mi abbia avvelenato la vita davvero. Non riesco più nemmeno a bere e, credimi, ho bevuto così tanto e così a lungo che, ormai, in tutte quelle birre pareva quasi di vedermi affogare — affogare nella tua saliva; era solo questo che volevo questa notte, volevo che ci fossi tu vicino a me e non la mia amica, non il mio amico, non i miei “fratelli” o le mie sorelle, non volevo nessuno, credimi — volevo solo te. Ti voglio, ti voglio ancora, ti voglio sempre. Perché al mio fianco, a fare la foto, pensavo a quanto avrei voluto ci fossi stata tu. Tu ed io, felici insieme. Perché questa sera avrei voluto regalarti il tuo diario, l’originale che avevo scritto a penna. Perché questa sera avrei voluto stringerti così forte e dormire con te, dormire e tenerti fra le mie braccia tutta la notte.
Eppure tutti dobbiamo tornare a casa, io sto tornando ora. Mi hanno lasciato qui, sotto il portone. Ma non sono tornato a casa, sono entrato e mi sono seduto sulle scale. Ora ti penso, ti sto pensando — perfino nelle scale del palazzo riesci a entrare di prepotenza nei miei pensieri più intimi; che dico? — tu sei il mio pensiero più intimo.


Parte II, 12 marzo, ore 23

Però oggi l’ho sentita di più, oggi ti ho sentita di più, oggi ho sentito di più il bisogno di averti vicina, perché è stato il mio compleanno. Ho aspettato fino alle quattro di notte che arrivassero i tuoi auguri, seduto sulle scale, ma ho aspettato inutilmente perché sono arrivati dopo, molto dopo. Il mio dopo era il tuo prima?
Quanto avrei voluto che mi regalassi la tua presenza, quanto avrei voluto che arrivasse un messaggio con scritto “Sto a Salerno”, quanto avrei voluto che mi cogliessi di sorpresa e venissi da me. Ho aspettato fino a tardi ma non è successo nulla. Nulla di quello che avevo immaginato e atteso per tutta la giornata. E così fu: il silenzio, io, il mio pianto nascosto. Forse avrei dovuto prendere il primo treno e venire a prenderti. Perché non l’ho fatto!? — Voglio venire a prenderti! Voglio venire da te! Non ce la faccio più a sopportare tutta questa mancanza, tutta questa lontananza!
Sono divenuto qualcosa di nuovo, qualcosa di tuo — il tuo ultimo ghigliottinato.


Il mio triste compleanno, 9 d.P.
∃x(φ)

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18 thoughts on “12 marzo 2016

  1. Sfogarsi dovrebbe far bene e tu l’hai fatto scrivendo, ogni mezzo è buono, purché non diventi un’ossessione.
    Condividere con persone amiche di penna è un sistema che fa pensare a chi legge che ognuno di noi ha i suoi problemi, non siamo soli nelle tempeste della vita.
    Ma poiognuno deve affrontare le proprie facendo leva sul coraggio e la speranza di gioni migliori.

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