Mamma, mi hai distrutto

Eravamo a tavola. Un pranzo normale, come quello di ogni giorno — sì ma, normale a casa mia non vuol dire altro che confusione, odio, rancore, problemi, litigi e aggressioni. Non siamo fatti per essere una famiglia, non siamo mai stati fatti per stare insieme. Ma eravamo tutti, almeno, tutti quelli di cui valga la pena tener conto: nonno, nonna, zia, zio, le mie due cugine, i miei genitori e le mie sorelle. Ma questo non conta, conta quel poco che accade, quel poco che è accaduto a me. Perché tutti parlavano, parlavano di me e mi resi conto che nessuno mi conosceva. Io restavo zitto, eppure nel mio restare in silenzio stavo già urlando così tanto e così forte che nessuno avrebbe potuto ignorarmi — almeno così credevo.
Parole, sentivo le loro parole ferirmi il cuore. Nemmeno se ne accorgevano. Intanto restavo a testa china fissando il mio bicchiere di vino, osservai il vino e d’un tratto sorrisi — gli altri non notarono nemmeno il mio sorriso di tristezza, che a loro sembrò solo una sarcastica alzata del labbro — pensai che l’unica persona che volevo al mio fianco in quel momento forse stava sorseggiando il vino, forse stava bevendo il vino anche lei proprio come me.
E intanto continuavano a criticare, continuavano a ragionare contro di me, come se non ci fossi. Come se fossi invisibile. Ebbene lo ero, lo ero per tutti ma non per me. Io non ero invisibile a me stesso — percepii la rabbia scorrere col mio sangue, sentivo dentro di me farsi strada l’idea di alzarmi e urlare contro tutti, per offenderli e per difendermi, per mostrare loro il mostro che ero e che non conoscono. Mi vergognai di ciò che feci, ma lo rifarei: mi alzai dalla sedia, sbattendo il pugno contro il tavolo. Cadde il vino, caddi anch’io nel mio animo, cadde la stima che avevo di tutti, di tutto. Di me, persino di me. Urlai contro di loro — contro di lei, contro mia madre. Sì, perché fra tutte le persone, fu mia madre la peggiore. Come al solito. Perché non sa mai frenare la lingua, colpisce tutti con la sua lingua, colpisce anche me. Le urlai contro e così forte che mio nonno si alzò, cercando di spingermi via da lei. Avrei potuto farle del male? No. Avrei voluto? Forse. Me ne vergogno, mi vergogno di ciò che sono e di ciò che sono stato. Ma poi fui libero, mi sentii libero. Andai via, lontano dal tavolo, lontano da tutti. Camminai così tanto che, abbandonato qualsiasi progetto di studio pomeridiano, decisi che quello sarebbe stato un giorno da contemplare, da vivere diversamente da ogni altro. Mi ritrovai lontano, più lontano di quanto non ero mai arrivato: trovai una nuova panchina, la battezzai “Rifugio P”. Perché questo nome? Perché mi andava così, perché avevo bisogno di un rifugio temporaneo da tutto il male che la mia famiglia poteva farmi e che periodicamente mi faceva. Perché “P”? Perché mi mancava una persona che avrebbe potuto salvarmi.

La verità è che non mi conoscono, nessuno mi conosce davvero. Persino chi sembra avermi conosciuto, di me non sa niente. Non è forse colpa mia? Forse lo è, forse è colpa mia perché mi nascondo dietro una corazza di sicurezze ma è poi dietro l’opacità di me stesso che conservo quella persona che smette di essere un ragazzo e si finge un uomo, almeno per un po’, almeno finché non fa troppo male per sopportare. Per sopportare cosa? Qualunque cosa. Qualunque parte di me.


Mamma, la verità è che sei stata la rovina dei tuoi figli. Non solo di mia sorella, ma sei stata anche la mia più grande carnefice. Io sono la tua vittima — come ci si sentirebbe a sapere che tuo figlio è stato la tua vittima più grande?

Marina di Vietri, Rifugio P.
∃x(φ)

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38 thoughts on “Mamma, mi hai distrutto

  1. Quando ho letto la sfilza di parenti, mi sono tornati in mente i pranzi e le cene che si facevano in famiglia: ero piccolo e pensavo che, quando sorridevano, fossero tutti sinceri.
    Da grande, per preservare la mia sanità mentale (che comunque mi sono giocato), ho dovuto prendere le distanze.

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    1. Quoto Vittorio…
      Non per consolarti, ma le dinamiche che tristemente narri ( odiare la madre è legittimo quando il viceversa: la “famiglia Mulino Bianco” non esiste) sono più diffuse di quanto credi…o immagini.
      Io me ne son fatta una ragione…
      Sfogarsi è sacrosanto, ma che non diventi per te un tormento: vai avanti…
      Se è il caso ( cosa che io ho dovuto fare per via degli attacchi di ansia) fatti aiutare, ok?
      Non c’è NULLA del quale vergognarsi..

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  2. Le madri hanno un ruolo importante nella nostra infanzia: il loro atteggiamento ci forma sopratutto nel futuro rapporto con gli altri (la psicanalisi lo conferma). Quando cresciamo, se ci sentiamo oppressi, più che prendere le distanze fisiche dalla famiglia, bisognerebbe prendere quelle mentali. Capire dove è stato sbagliato e correggerci.
    È difficile, lo ammetto, ma cosa è facile nella vita?

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      1. La paura e’ una giusta componente. Anche io ne ho. Tanta a volte.
        Hai ragione in quello che dici. Nel mio dirti andare avanti non c’e’ alcuna aspettativa che tu sia forte. Vai avanti camminando scoprendo il tuo vero te stesso. Devi vivere per conoscere te stesso. Ci saranno delusioni, la paura spesso vincera’. Ma vuoi perdere l’occasione di incontrare te stesso? Il nostro senso non e’ che conoscere noi stessi. Perdona se sbaglio le parole.

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      2. Mi hai aperto una nuova prospettiva! “Devi vivere per conoscere te stesso” – è come se la mia vita avesse di nuovo un senso, almeno per ora!
        Grazie mille per le tue parole e i tuoi consigli 🙂

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      3. Il cordone ombelicale va tagliato..in tutti i sensi.
        Te lo scrivo da madre che, pur soffrendo la lontananza e certi atteggiamenti del secondo figlio ( ha il mio carattere), ho rispettato e ora me lo ritrovo vicino.
        A volte è questione di vecchie ruggini. Di gelosie mal sopite o mai digerite.
        Hai mai sentito parlare della costellazioni familiari?
        http://www.costellazionifamiliariesistemiche.it/costellazioni/cosa-sono-le-costellazioni-familiari
        Emanciparsi dal giudizio che di noi hanno o hanno avuto i nostri genitori è sano.
        Evitare di giudicare noi loro è sanissimo e ti porta alla pace.
        Per-dona e per-donati. E trovi la pace che meriti.

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  3. L’unica che persona che ti può salvare sei tu. Leggendo il tuo post molto duro, ma nello stesso tempo assai liberatorio, mi sembra che tu abbia già iniziato il cammino verso la “tua salvezza”…un cammino duro e difficile, ma necessario e inevitabile iniziato nel momento in cui hai trovato il coraggio di ribellarti a ciò che ti opprimeva. Non è facile, e soprattutto, non è scontato. Buon viaggio Ekpiresi 🙂

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      1. Non è facile, ma il tempo cambia ogni cosa, nulla avviene in fretta. Resisti, il momento arriverà, devi solo riconoscerlo. Sarai tu l’artefice della tua vita, ma devi aspettare il momento e le condizioni giuste…

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  4. senti, ciao…
    io ti conosco pochissimo e ti leggo ancora meno… mi dispiace, perchè col cellulare mi rimane un po difficile…
    ma recupererò…
    comunque sai che secondo me nessuno ci conosce veramente… neanche noi stessi ci conosciamo. certo fa male vedere che persone che dovrebbero incoraggiarci invece ci buttano giu e ci fanno stare cosi… e venir voglia di scappare… tio non so che ti sia successo in passato, ma mi permetto di dirti che invece devi andare avanti… piano piano arriva il momento in cui dentro di te scatta qualcosa che fa alzare la testa all’uomo che hai dentro e ti fa iniziare la risalita…
    con calma capirai il tuo posto e ci arrivi… scusa se mi sono permessa…

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  5. Leggo, mi immedesimo e ti dico…sono una mamma e mai e poi mai ho osato cotanto verso i miei due figli, soprattutto davanti al clan famigliare….quello peggiore…forse perchè anche io a suo tempo ebbi la tua stessa esperienza? forse si…mi sono ritrovata donna, mamma e moglie con delle remore da spavento e ho perfino frequentato gli strizza cervelli per poter dimenticare le offese non giuste che avevo avuto e la mia corazza, allora mi permetteva di andare avanti…ma arrivò il momento che tutto si ritorse contro me stessa….Pertanto fai qualcosa….ribellati elegantemente e continua la tua strada senza cambiar nulla del tuo carattere e del tuo Io….non c’è peggior cosa di rinnegare se stesso…sii te stesso e manda tutta la Sacra famiglia a quel paese.
    Un abbraccio con affetto e non tardare a farlo, perchè più via avanti e più il tarlo si fa strada.. 🙂

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  6. Ho messo “mi piace” perché penso che tutto il dolore e la rabbia che si sentono siano sani, un desiderio di conoscersi, capire le tue reazioni e metterti in discussione (anche se gli altri coinvolti non lo fanno) che penso possa portarti sulla strada giusta anche e soprattutto nel senso che diceva Phlomis. andare avanti per capire chi sei al di là di etichette e corazze e degli strati che a volte ci restano addosso di tutto quello che facciamo per far piacere ad altri ma che non sentiamo “nostro”. Una volta preso contatto col “mostro” finiamo sempre per scoprire che non è così brutto come lo si dipinge, si ammansisce se lo riconosciamo e non facciamo finta che non esista. Sai cosa penso, anche in base a esperienze mie? Che il “mostro” sia anche composto di tanta paura e dolore per la sensazione di non essere all’altezza di aspettative troppo dure che noi, più ancora degli altri, abbiamo verso noi stessi. Forse ha solo bisogno di essere compreso e sostenuto in questi aspetti, più che combattuto, non so, pensieri così…

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