Crollo

Guarirò, sì, mi sono ripromesso che guarirò. Ma se devo promettermelo allora sono ancora malato. Non si esce, non va fuori da me, fuori di me. Sono questo e non posso cambiare. Sono tragedia pura, sono un disastro come uomo perché — sono inadeguato, sono sbagliato, sono fuori posto. Fuori posto perché il mio posto non è con te, non è con me, non è con loro — non sono con nessuno e preferirei non essere affatto. Ho così tanto desiderato la mia vita che ormai non la riconosco più: sono carne morta, scheletro senza ossa. Mi trascino. Ho le gambe corte perché non le ho mai usate — non ho mai saputo essere uomo e mai lo sarò. Perché crollo, frantumo in pezzi. Ma i veri uomini restano in piedi senza versare neanche una lacrima, sono corretti con tutti ed esercitano il loro autocontrollo sempre.
Come te papà.

Allora non lo sono, non sono un uomo! Non sarei un uomo, non sarei un buon padre, non sarei ciò che conta! Io non conto, allora tu lasciami stare — lasciami da solo perché: se dovessi crollare almeno non crollerei su di te.


Crollo, totale. Continuo a piangere per ciò che non so essere. Ecco cosa faccio, ecco cosa sono quando nessuno mi vede.

∃x(φ)