Al prezzo della solitudine

Ne sentivo l’esigenza, sentivo l’esigenza di essere diverso. Ma la diversità non sarebbe caduta tra le mie braccia, tra le mie arterie, tra le mie ossa come un dono — sarebbe stata sofferta, dolorosa, patita, pentita. Sì, me ne sono pentito — la diversità sarebbe stata conquistata pagando un amaro prezzo: al prezzo della solitudine. Ma fu una trappola, perché la solitudine portava con sé verità e verità fu che quel giorno la vita scorse più lentamente, più opaca, più autoreferenziale — che cos’è, ognuno di noi, se non la vita che glorifica se stessa?
Ma qui stava la trappola di una solitudine che non esitava a diventare sola sempre più sola: io, solitario, ero un’offesa alla vita stessa — perché non aprivo nuove possibilità, perché ero un atto finito; chiusura esistenziale — ero chiuso esistenzialmente, fuori da ogni posto, fuori di me. Raggiunto da pochi, da quei pochi che sanno essere nessuno come me. 

Fuori e basta, fuori di testa.


∃x(φ)