Non c’è bacio al di fuori dello spazio

Fu appena un attimo — io le carezzavo il volto e lei pose la sua mano dietro la mia nuca, facendola passare fra i capelli miei. Sapevamo già ciò che volevamo, ma non avevamo ancora il coraggio di dimostrarlo. Restammo qualche secondo fermi così, chiusi nel nostro mondo fatto di incertezze, paure, tensioni e pensieri. Lo sapevamo — eravamo l’uno l’intimo desiderio dell’altra. E io avevo voglia, avevo tanta voglia di lei. Del suo corpo che stringevo fra le mie braccia. E la baciai. La baciai come se quel bacio dovesse suggellare quella poco pudica voglia di fare l’amore — e lo facemmo, quel bacio fu quasi come fare l’amore. Fu quasi come morire — aritmia al ventricolo sinistro! Il cuore batteva quasi come se si stesse preparando a dare gli ultimi segnali di vita prima di godere di ogni singolo attimo, minuto e secondo di vera vita.
Qualcuno dirà che è stato solo un bacio. Ma per noi fu molto di più. Perché lei mi dava più tempo, con lei io assaporavo e godevo di ogni secondo che passavamo stringendo l’uno l’anima dell’altra. Ci sono regali che valgono più di altri — ci siamo regalati l’intensità. L’intensità del tempo. 
E mentre il nostro bacio riavvolgeva il tempo in sé stesso, noi diventavamo il nostro spazio — l’uno era lo spazio dell’altra. E se fuori dallo spazio non è possibile concepire nulla, così anche noi non eravamo concepibili e non avevamo esistenza al di fuori delle braccia dell’altro.

Non c’è bacio al di fuori dello spazio.
Non c’è bacio lontano da te.
Non c’è bacio senza di te.

∃x(φ)

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Su questa panchina

Io resto qui. Resto una notte intera. Ad aspettare qualcuno che so non arriverà. Ad attendere te che sei nei miei pensieri e nel mio corpo – sì anche nel mio corpo, perché nel mio naso c’è il tuo odore di miele, nelle mie mani le tue guance rosse come lava, nella mia bocca quel tuo sapore agrodolce. Agrodolce come te, che mi concedi e mi togli il respiro, proprio quando in debito di ossigeno ho bisogno di fare respiri profondi. – Ma non voglio un ossigeno qualsiasi, voglio quello che hai già respirato tu.
Resto su questa panchina. A vivere una vita che mi ha dato meno di quello che meritavo, meno di ciò che vorrei.

Buonanotte mondo; buonanotte a te – mi ritiro in un mondo possibile dove sei tu, io e noi.


È così quando non ci si sente liberi.

∃x(φ(x))

Paura d’amore, amor di paura

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È così sottile lo strato tra amore e paura — la paura di perdersi, la paura di perderti. Eppure è proprio dalla loro unione che è possibile la cucitura fra le nostre metà. Perché tu hai impresso in me l’amore della paura ed io in te la paura dell’amore. O forse è stato esattamente l’inverso. Ed è davvero sottile ciò che unisce e ciò che separa — tutti ambiamo all’amore, ma tutti abbiamo paura di dimostrarlo. Tanto è intricata la questione dell’amore con quella della paura, che io stesso ho paura a scrivere articoli che parlano, che parlano di te — lo sai quanti problemi sorgono nella mia mente, eppure, ogni volta, tu riesci a risolverli. Tu sei la soluzione a tutti i miei problemi.


Un’imprecisata notte di ottobre

∃x(φ)

È raro sentir battere il cuore

Non è facile trovare chi possa farti battere forte il cuore. Forse ci sono milioni di metodi per dimenticare chi ti ha fatto innamorare, ma nessuno che possa farti tornare il cuore a battere fin quasi a scoppiare. Innamorarsi è molto più difficile che dimenticare. Perché? Perché per dimenticare basta invecchiare, per amare bisogna costruire.
Tutti possiamo facilmente strappare pagine di un libro, in pochi possono scrivere il libro — questo libro è la nostra vita, insieme. “E questo è un libro senza fine, è un libro con finale aperto. Perché tu sei la mia apertura al mondo”, le parole più belle da dedicare dovrebbero essere queste. È che per innamorarsi bisogna perdersi nell’altro, ma in quante persone puoi perderti senza perdere il senso dell’orientamento? Così è l’amore. Ti perdi nell’altro, ma sai benissimo qual è la direzione da percorrere: la via verso il suo cuore. Ed a guidarti è proprio il suono del suo battito. Più il suono sarà forte, più riconoscerai il sentiero sul quale cammini: il sentiero verso la felicità.
Ed il coronamento dell’amore è, forse, più che nelle parole “ti amo”, nelle più semplici “sei la mia felicità”. Più semplici, ma più pure, più vergini, più eterne, più saporite — parole che valgono l’anima.


Un imprecisato giorno di luglio del 2016
Aggiunta posteriore: ∃x(φ)

Controfattuali e mondi possibili

Ci sono delle proposizioni che enunciamo frequentemente nel nostro discorso quotidiano. Proposizioni della cui validità non siamo per nulla dubbiosi, ma delle cui condizioni di verità saremmo non sicuri. Alcuni di questi enunciati sono i condizionali. Un condizionale è un enunciato del tipo: “Se A, allora B”. Chiamiamo la prima parte antecedente, la seconda parte conseguente. Possiamo per esempio dire: “Se c’è differenza di pressione, allora c’è vento”. Questo condizionale è vero in qualunque caso, tranne nel caso in cui A (differenza di pressione) sia vero e B (presenza di vento) sia falso — perché le conseguenze B, altrimenti detto, non seguirebbero dalle loro premesse A e la relazione tra conseguente ed antecedente non sussisterebbe.
Ci sono però anche altri tipi di condizionale.
Un condizionale controfattuale è un condizionale che va contro i fatti, del tipo: “Se A non si fosse verificato, allora B non si sarebbe verificato”. Cioè una frase il cui antecedente è falso rispetto al nostro mondo. Un condizionale di questo tipo si rappresenta formalmente così:

A □⇒ B

“Se A si fosse verificato, allora si sarebbe verificato B”. Questo è un condizionale vero? O è falso? Come possiamo sapere se un controfattuale sia vero o falso? Facciamo degli esempi per comprenderne la problematicità dal punto di vista logico:

  1. Se Boccaccio fosse morto a quattro anni, non avrebbe mai scritto il Decameron.
  2. Se Boccaccio fosse morto a quattro anni, avrebbe scritto il Decameron.

Nei nostri esempi, siamo intuitivamente attratti dall’idea che 1. sia vero e 2. sia falso. Perché? Perché valutiamo la verità di un controfattuale sulla base della nozione di somiglianza. Se ritenere vero un controfattuale non ci allontana troppo da come i fatti sarebbero andati nel nostro mondo attuale —supponendo vero l’antecedente— allora quel controfattuale è vero. In altre parole, la relazione di somiglianza è una relazione ternaria fra il nostro mondo e almeno altri due possibili mondi ideali, ossia situazioni alternative alla nostra. Dobbiamo cioè domandarci: è più simile al nostro un mondo nel quale un bambino morto a 4 anni avesse scritto il Decameron o un mondo nel quale un bambino di 4 anni non l’avrebbe scritto? Intuitivamente è più simile al nostro un mondo nel quale si verifichi il caso che un bambino non possa, date le leggi della psicologia cognitiva, scrivere un’opera tanto complessa. I mondi che hanno più fatti in comune e più leggi naturali in comune saranno quelli più simili fra loro.
Ci sono quindi tre mondi: w,,. Nel nostro mondo w Boccaccio non muore a quattro anni e quindi scrive il Decameron. Nel mondo si verifica il caso 1. e nel mondo si verifica il caso 2. Partendo dal nostro mondo w, ci allontaniamo più da esso ritenendo vero il caso 2. e quindi giungendo al mondo . Dunque, in base alla relazione di somiglianza, il mondo più simile al nostro è w¹ e con esso il caso 1. Possiamo quindi enunciare le condizioni di verità (cioè le possibilità nei fatti che rendono veri i nostri condizionali) di un controfattuale così come segue:

Un controfattuale è vero quando: (i) non ci sono mondi possibili, (ii) esiste un A-mondo in cui c’è B che è più vicino al nostro di un A-mondo in cui B non c’è.

 La condizione (i) soddisfa banalmente le nostre intuizioni: se non ci sono mondi possibili, o situazioni alternative, da valutare, allora il nostro controfattuale è vero in senso vuoto e in ogni caso. La condizione (ii) è quella che soddisfa i requisiti che crediamo debbano essere soddisfatti per ritenere vero un controfattuale. Un mondo in cui Boccaccio è morto (un A-mondo, appunto) e in cui non ha scritto il Decameron (conseguente B) è più vicino a come le cose sarebbero andate nel nostro mondo.
Data la relazione di somiglianza tra mondi, dobbiamo dire che essa è una relazione formale in cui valgono riflessività, totalità e sono possibili pareggi. Che la relazione sia riflessiva vuol dire che il nostro è il mondo più vicino a sé stesso, quindi se supponiamo che l’antecedente A sia vero nel nostro mondo, dobbiamo valutare la situazione alternativa in base al nostro solo mondo. Che la relazione sia totale vuol dire che ogni serie di A-mondi è paragonabile. Che siano possibili pareggi vuol dire che non deve sempre esserci il mondo più simile al nostro: possono benissimo esserci due mondi tanto simili fra loro da essere equamente simili al nostro.

Mani sporche I-III

Mani sporche I

Le mani sporche, sporche di inchiostro — sono queste le mani più belle che possa vedere, perché sono mani impregnate della forza del pensiero, delle emozioni, mani gravide d’anima.
E se trovi una persona con le mani sporche: stringila, tienila per mano, dalle le tue penne e sii il suo foglio bianco; tienila stretta, perché sporcherà anche il tuo mondo.
E sporcherà, con inchiostro che non si lava via, perché indelebile è tutto ciò che lascia una traccia sul cuore.


Mani sporche II

– Qual è il più bel trucco che una donna possa indossare sul suo corpo per piacerti?
– Il colore dell’inchiostro sulle mani. Tra un dito e l’altro, con quell’inchiostro, io scriverei la mia storia. E sarebbe una storia di baci, di sguardi, di abbracci — sarebbe la mia mano tatuata sulla sua, la mia mano nella sua. Così, la terrei sempre per mano. Così, camminerei sempre nella sua mano.


Mani sporche III

Ultimo quarto dell’ora. Lei entrò in aula, lui aveva già finito lezione da un po’ e la aspettava lì, impaziente di vederla. Si conoscevano da appena una settimana, forse anche meno, eppure si cercavano — sapevano che l’uno cercava l’altra, ma quel giorno a cercarsi sarebbero state le loro mani. D’altronde è così che si inizia: si inizia dalle mani.
Sedette accanto a lui.
Lui non riusciva a controllare la tensione: lei lo faceva sentire così goffo e timido, che iniziò a muovere la gamba su e giù per scaricare un po’ della tensione che stava accumulando. E lei, lei gli bloccò il movimento poggiando le sue mani sulla gamba di lui. Non fece alcuna pressione, ma il suo tocco fu ugualmente avvertito come fortissimo. —Solo qualche tempo più tardi avrebbe capito che le carezze di lei gli avrebbero calmato persino un attacco di panico e lacrime —. E fu in quel momento che fece caso alle mani, di lei, alle sue mani sporche di inchiostro. Non poteva resistere dall’accarezzarle e con una scusa (la più banale delle scuse) prese la sua mano e disse: “Che significato hanno questi anelli?”. Riuscì a sporcarsi anche lui, sebbene solo per un attimo. Ma fu quello l’attimo in cui sentì che lei era quella giusta, fu quello l’attimo in cui lei fece passare il suo inchiostro sul corpo di lui.

Oggi? Oggi non mi restano che i tatuaggi di quell’inchiostro. E sono ancora sporco, sai? 


3 luglio 2016
∃x(φ)