Controfattuali e mondi possibili

Ci sono delle proposizioni che enunciamo frequentemente nel nostro discorso quotidiano. Proposizioni della cui validità non siamo per nulla dubbiosi, ma delle cui condizioni di verità saremmo non sicuri. Alcuni di questi enunciati sono i condizionali. Un condizionale è un enunciato del tipo: “Se A, allora B”. Chiamiamo la prima parte antecedente, la seconda parte conseguente. Possiamo per esempio dire: “Se c’è differenza di pressione, allora c’è vento”. Questo condizionale è vero in qualunque caso, tranne nel caso in cui A (differenza di pressione) sia vero e B (presenza di vento) sia falso — perché le conseguenze B, altrimenti detto, non seguirebbero dalle loro premesse A e la relazione tra conseguente ed antecedente non sussisterebbe.
Ci sono però anche altri tipi di condizionale.
Un condizionale controfattuale è un condizionale che va contro i fatti, del tipo: “Se A non si fosse verificato, allora B non si sarebbe verificato”. Cioè una frase il cui antecedente è falso rispetto al nostro mondo. Un condizionale di questo tipo si rappresenta formalmente così:

A □⇒ B

“Se A si fosse verificato, allora si sarebbe verificato B”. Questo è un condizionale vero? O è falso? Come possiamo sapere se un controfattuale sia vero o falso? Facciamo degli esempi per comprenderne la problematicità dal punto di vista logico:

  1. Se Boccaccio fosse morto a quattro anni, non avrebbe mai scritto il Decameron.
  2. Se Boccaccio fosse morto a quattro anni, avrebbe scritto il Decameron.

Nei nostri esempi, siamo intuitivamente attratti dall’idea che 1. sia vero e 2. sia falso. Perché? Perché valutiamo la verità di un controfattuale sulla base della nozione di somiglianza. Se ritenere vero un controfattuale non ci allontana troppo da come i fatti sarebbero andati nel nostro mondo attuale —supponendo vero l’antecedente— allora quel controfattuale è vero. In altre parole, la relazione di somiglianza è una relazione ternaria fra il nostro mondo e almeno altri due possibili mondi ideali, ossia situazioni alternative alla nostra. Dobbiamo cioè domandarci: è più simile al nostro un mondo nel quale un bambino morto a 4 anni avesse scritto il Decameron o un mondo nel quale un bambino di 4 anni non l’avrebbe scritto? Intuitivamente è più simile al nostro un mondo nel quale si verifichi il caso che un bambino non possa, date le leggi della psicologia cognitiva, scrivere un’opera tanto complessa. I mondi che hanno più fatti in comune e più leggi naturali in comune saranno quelli più simili fra loro.
Ci sono quindi tre mondi: w,,. Nel nostro mondo w Boccaccio non muore a quattro anni e quindi scrive il Decameron. Nel mondo si verifica il caso 1. e nel mondo si verifica il caso 2. Partendo dal nostro mondo w, ci allontaniamo più da esso ritenendo vero il caso 2. e quindi giungendo al mondo . Dunque, in base alla relazione di somiglianza, il mondo più simile al nostro è w¹ e con esso il caso 1. Possiamo quindi enunciare le condizioni di verità (cioè le possibilità nei fatti che rendono veri i nostri condizionali) di un controfattuale così come segue:

Un controfattuale è vero quando: (i) non ci sono mondi possibili, (ii) esiste un A-mondo in cui c’è B che è più vicino al nostro di un A-mondo in cui B non c’è.

 La condizione (i) soddisfa banalmente le nostre intuizioni: se non ci sono mondi possibili, o situazioni alternative, da valutare, allora il nostro controfattuale è vero in senso vuoto e in ogni caso. La condizione (ii) è quella che soddisfa i requisiti che crediamo debbano essere soddisfatti per ritenere vero un controfattuale. Un mondo in cui Boccaccio è morto (un A-mondo, appunto) e in cui non ha scritto il Decameron (conseguente B) è più vicino a come le cose sarebbero andate nel nostro mondo.
Data la relazione di somiglianza tra mondi, dobbiamo dire che essa è una relazione formale in cui valgono riflessività, totalità e sono possibili pareggi. Che la relazione sia riflessiva vuol dire che il nostro è il mondo più vicino a sé stesso, quindi se supponiamo che l’antecedente A sia vero nel nostro mondo, dobbiamo valutare la situazione alternativa in base al nostro solo mondo. Che la relazione sia totale vuol dire che ogni serie di A-mondi è paragonabile. Che siano possibili pareggi vuol dire che non deve sempre esserci il mondo più simile al nostro: possono benissimo esserci due mondi tanto simili fra loro da essere equamente simili al nostro.

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34 thoughts on “Controfattuali e mondi possibili

  1. A volte mi capita di fare ragionamenti simili quando ripenso con rimpianto al passato.
    Per esempio, un pensiero ricorrente è questo: “se avessi studiato come si deve e mi fossi iscritto all’università, a quest’ora sarei in grado di scrivere romanzi apprezzati da tutti”.
    Poi, però, mi fermo e ragiono su una cosa: “se avessi cambiato quel percorso della mia vita, probabilmente il giorno dopo sarei stato investito da un’auto, sarei morto e non avrei comunque scritto nessun romanzo”.
    Teoria del caos, effetto farfalla, multiverso…è curioso vedere quanto possa variare il modo di osservare un singolo evento apparentemente insignificante.

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    1. Il problema è che nel secondo esempio che hai fatto c’è un altro tipo di controfattuale che è il “might-counterfactual” e che non ha la stessa validità del controfattuale che ho analizzato io che è il “would-counterfactual”.
      Sia come sia, sempre nel secondo esempio che hai fatto, le conclusioni non seguono necessariamente dalle premesse. La teoria del caso è una teoria matematica, quella dei controfattuali una teoria logica. Il discorso è un po’ diverso quanto complesso

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      1. Si trova tanta letteratura in inglese.
        Il testo canonico è: D. Lewis, “Counterfactuals”, Blackwell Oxford 1973.
        Ma credo che sul web trovi qualcosa di meno impegnativo, se hai problemi fammi sapere 🙂

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  2. Mi torna in mente il metodo di avalutatività di Weber, in questo caso non rivolto ad una ricerca storico-sociale ma all’applicazione fattuale di un ragionamento pratico dove l’esistenza di relazioni casuali tra eventi, possa darci la possibilità di stabilire lo stato di verità dei cosidetti “condizionali controfattuali”, perché proprio con l’informazione controfattuale si potrebbe stabilire l’esistenza di relazioni causali e cioè, il confronto di ciò che è accaduto realmente con quanto accade in un ipotetico scenario.
    Non so, ma essendo un “seguace” di Weber mi è venuta in mente questa associazione…

    Ottimo articolo, bravo!! 🙂

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    1. Io Weber non l’ho approfondito particolarmente (mea culpa), però hai detto una cosa molto giusta. L’analisi controfattuale dei fenomeni storico-sociali e delle relazioni causali fra questi è una strategia largamente diffusa. Così come viene sfruttata anche in economia (per esempio quando ragioniamo in termini di legge della domanda e dell’offerta).
      Grazie mille! Son contento ti sia piaciuto 😊

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      1. Sapevo che avresti capito la validità dell’assonanza con la teoria dell’avalutativita’ di Weber, sei davvero un ragazzo in gamba, bravo! 😉

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      1. non è che non mi sia piaciuto, ekpi’, il fatto è che ho già il cervello spettinato di mio e tutto sto ragionamento mi ha confusa di più.
        e nient, ho gettato … “il pettine” ahahahah

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      2. Allora un controfattuale è un condizionale che va contro i fatti del nostro mondo. Quindi:
        “Se Le Hérisson fosse stata una bimba di 4 anni, non avrebbe aperto un blog” è un controfattuale la cui verità si basa sulla verosimiglianza tra il nostro mondo e il mondo che contiene un tale stato alternativo di fatti.
        Il criterio della somiglianza ci porta in un mondo dove tu sei una bimba e non scrivi su un blog (date le leggi della psicologia, sappiamo che è vero che nessun bimbo scrive le cose che riesci a scrivere tu ora che sei adulta). I due mondi, avendo le stesse leggi, si somigliano molto.
        Dato che questo mondo in cui il controfattuale è vero è molto vicino al nostro, allora quel controfattuale sarà vero di conseguenza anche nel nostro mondo.

        Un po’ più chiaro ora? 🙈

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      3. In questo caso c’è una piccola variazione nei fatti che pesa meno di una variazione delle leggi. Variare le leggi significa variare il carattere generale di un mondo, variare solo alcuni fatti non pesa così tanto.
        Per di più non è detto che il bambino prodigio non sia un evento fondato su una qualche legge particolare. C’è sempre un modo per riportare tutto alla normalità (almeno all’interno della Teoria)

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    1. Puoi pensarlo, ma assumere che questo bambino di 4 anni scriva il Decameron nel mondo W2 equivale a violare molte leggi di natura (della psicologia infantile, della psicologia cognitiva, della fisiologia e neurologia umane) e questo causerebbe una catena di cambiamenti nei fatti che si sono fino ad ora verificati in quel mondo W2 e che porterebbero a codificare un mondo molto diverso dal nostro.
      Attualmente qualcuno si sta interessando ai mondi possibili più lontani dal nostro, come qualcuno si sta interessando anche ai mondi impossibili. Io personalmente preferisco restare più vicino al nostro mondo per il momento, però magari in futuro scriverò qualcosa anche su quelli impossibili 😊

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      1. Il bello dell’immaginazione è poter fantasticare su mondi similmente dissimili al nostro…dove tutto può succedere…semplicemente perchè ci son altre realtà in cui tutto può essere…perchè replicare ciò che già sperimentiamo?😉😌

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      2. Perché l’interesse filosofico è rivolto al mondo. Ci interessa di conoscere il mondo che ci circonda prima di quelli che appartengono alla pura immaginazione.
        Delle altre realtà ci interessa in primis per correlarle alla nostra realtà. Almeno da un quadro filosofico di sfondo.

        Poi chiaramente se qualcuno ha interesse extrafilosofici, più ampi, più letterari e/o poetici, allora i mondi più lontani dal nostro inizieranno ad incuriosire di più 😊

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