Continuo a non essere vero

Tutte le volte che litigavamo, poi mi nascondevo qui — in queste pagine che perdono il filo del discorso, un discorso agganciato solo dalla ferita che mi sono procurato. Adesso, come allora, sono qui. Ma con l’impressione di non doverti dedicare più alcuna parola.
Sì, scrivo esattamente per dire che voglio stare solo e lontano, che voglio il silenzio, che non voglio neanche più tentare infruttuosamente di salvarmi da solo, che voglio soltanto sprofondare dove nessuno possa vedermi così — ferito.
Nessuno dovrebbe vedermi quando piango. Faccio paura — no, non agli altri né a te; al massimo potrei suscitare pietà e dare ancora adito alle parole che mi tolgono il respiro. No. Faccio paura a me stesso. Mi fa paura dare conferma a tutto ciò che si dice contro di me. E così continuo a rintanarmi. Continuo a non essere vero.

– Continuo a non essere vero.
– Cioè?
– Continuo a non essere veramente felice. 


∃x(φx)

Per chi soffrire

Soffrire, soffrite pure per le persone se queste sono tanto speciali da meritare il vostro dolore. Ma ricordate sempre a voi stessi che non ha alcun senso soffrire per la persona sbagliata. Anche la sofferenza, come una delle più intime possibilità del nostro essere, è un dono che meritano pochi. Quei pochi che saranno sempre disposti a tornare — no, non sui propri passi, ma sulle proprie emozioni e sulle verità ancora non espresse.
Perché dico ciò? Perché la questione del “per chi” soffrire è intrinsecamente collegata con quella del “perché” soffrire. — Perché soffrire per chi non farebbe lo stesso per noi? Una domanda, questa, che rimanda già alla risposta: soffrire per chi per noi farebbe lo stesso.


∃x(φ(x))

Persone che mancano, persone mancate

«Ricordati, ti prego, ricordati di noi. Ricordati di me». È così che dovrebbe risuonare un addio, ma non è mai così, non lo è mai perché gli umori non sono mai alla stessa altezza. C’è chi in sottofondo, dove non ascolta nessuno, provava e continua a provare rancore e chi, invece, ancora ad alta voce sarebbe capace di dire: «Ti voglio bene, ancora!». Io sono sempre stato questo secondo tipo di persona — di persona mancata! È difficile essere me? Non lo so. E se nemmeno io posseggo una risposta ad una tale domanda, chi potrebbe mai averla per me?
— Sì, è difficile sopportare la mancanza, ma ancor più difficile è sapere che manchi. Che manchi a qualcuno. Perché, in fondo, un po’ colpevole ti senti. Indirettamente, ti sembra ugualmente di ferire l’altro —
Ma forse è così che doveva accadere. Perché i veri adii non sono tra persone che non si sono mai appartenute. I veri addii sono tra persone che si mancano. E continueranno a mancarsi. — E allora qual è il senso dell’addio?! Dov’è il tuo addio?! Esiste un addio?! Adesso, un addio non c’è.


Giorno: uno qualsiasi d’agosto. Orario: quasi l’alba.
Luogo: Panchina davanti al porto.
∃x(φ)

L’influenza delle scelte sbagliate

TESI:
Tutte le nostre scelte non contano. Possiamo essere anche le persone che hanno fatto più bene agli altri piuttosto che dagli altri averne ricevuto altrettanto. Possiamo anche essere quelli che hanno sempre cercato di fare la cosa giusta. Ma c’è un’unica costante nella valutazione dei rapporti umani:

  1. Se in un qualunque momento della tua vita farai qualcosa di sbagliato, quella scelta avrà le più importanti, dolorose e cospicue conseguenze sulla tua vita, non solo successiva ma anche precedente.

Perché ciò che rende la scelta sbagliata più rilevante di quella giusta, è che l’ultima non può modificare il giudizio sul — anche sul — passato, mentre la prima può farlo. E ciò non deve essere giusto per essere accettato, deve essere ingiusto — perché la scelta sbagliata chiama a sé qualunque altra conseguenza sbagliata!
Non è in questione la moralità, è in questione la sensibilità estetica davanti alle scelte — prima che di profondità, il giudizio è sempre giudizio di superficialità.


COROLLARIO:
La redenzione non esiste. Se esistesse, allora anche una scelta giusta avrebbe influenza sul giudizio che verte (o verteva) sulla vita precedente a quella sbagliata. Ma non è così.
La redenzione non esiste. — Non esisto io come ciò che ero nel passato, ormai.

COROLLARIO 1:
L’inferno è in terra, dato “COROLLARIO”.

COROLLARIO 2:
Diamo maggior peso alle scelte errate perché le percepiamo come pericolose. Ciò che è pericoloso attira più attenzioni di ciò che è generoso (quindi, di ciò che è la scelta giusta).

COROLLARIO 3:
Sì, la scelta sbagliata è anche un’influenza. Perché è contagiosa proprio come l’influenza: presa una volta la scelta che distrugge, si tenderà sempre a distruggere. E distruggendo gli altri, gli altri distruggeranno a loro volta.
C’è speranza in questa vita che qualcosa di buono ne esca?