Il paradosso del bene

Che cosa si fa quando si fa del bene? Non si sta anche affermando la propria superiorità sull’altro e, dunque, non gli si sta facendo soltanto un bene ma anche un piccolo male affermando il nostro possibile facile predominio su di lui?
Se infatti X facesse del bene a Y, allora Y sarebbe in una naturale condizione di svantaggio rispetto a X, indi per cui avrebbe bisogno dell’aiuto di X. X facendo del bene a Y starebbe non solo facendogli del bene, come è logico, ma anche facendogli un piccolo male: Y sarebbe poi consapevole della sua condizione di debolezza rispetto a X, dato che X può compiere una data azione senza l’aiuto di nessuno, ma Y ha bisogno dell’aiuto di X per compiere questa data azione. Dunque X fa anche del male a Y.
Se supponiamo, invece, che X non faccia del bene a Y, allora lascerebbe Y nella sua condizione di debolezza. Ma se X non ha voluto aiutare Y, ciò vuol dire che X ricava del bene dal male che Y sta vivendo. Dunque se Z aiutasse Y al posto di X, ne consegue che facendo del bene a qualcuno se ne ricavi comunque il male per qualcun altro, cioè X. Dunque anche Z aiutando Y fa del male a X.

Ergo, il bene è causa di qualcosa di malvagio attraverso il suo doppio effetto.
Ma il fatto che il bene possa fare male non è un assurdo?


Il paradosso del bene
∃x(φx)

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78 thoughts on “Il paradosso del bene

  1. Il desiderio di aiutare l’altro è anche un desiderio di sottolineare la propria superiorità…anche. E’ anche il bisogno di non sentire il dolore del cuore dell’altro, le lacrime dell’altro, la sofferenza dell’altro. Grazie della bella riflessione.

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  2. Credo che dipenda molto dal “tipo” di intervento di X. Una tantum? Ripetuto?
    Se X facesse del bene ad Y in maniera ripetitiva, potrebbero crearsi dei legami spontanei invalidanti per Y. Con dipendenza, perdita dell’autostima e quindi del “male”. Però, se l’intervento di X fosse una tantum, Y ne ricaverebbe aiuto materiale, potrebbe riprendersi da una condizione non perfetta e potrebbe avere una visione del mondo maggiormente positiva sia per l’aiuto ricevuto, dal quale deriverebbe una fiducia maggiore nel prossimo, sia per le prospettive future. X potrebbe riceverne comunque del bene. Primo per aver fatto un’azione valida e secondo riceverebbe una buona dose di autostima.
    Z, dal canto suo, vedendo gli effetti positivi sugli altri due individui, potrebbe prendere ispirazione dalla cosa ed agire positivamente di conseguenza. Magari senza il trasporto della moralità e nel disinteresse, ma come investimento per ricavare qualcosa di positivo per sé stesso.

    Nel caso di azioni ripetute, che andrebbero inevitabilmente a creare una certa dipendenza fisica/morale univoca o una paura della dipendenza stessa biunivoca, il ragionamento sopra potrebbe crollare facilmente.

    Buona giornata!

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    1. Non sto dicendo che il bene comporti la sua negazione, sto dicendo che il bene implicare il fare anche un piccolo male – questo non significa che il bene non venga fatto (sia nella sua forma ripetuta che nella sua forma occasionale).
      Se Z si decidesse a compiere azioni positive, non starebbe riaffermando la sua superiorità come pone il primo corno del dilemma?

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      1. Beh, sì, come ragionamento ci starebbe. Anche se, personalmente, credo maggiormente in una soluzione “Z” più che altro di interesse. Se Z prendesse per logico un ragionamento karmico, potrebbe fare del bene non perché sia interessato al “dare”, ma per interessi attivi nel futuro. Se faccio del bene, del bene mi ritorna certamente. Una negazione della filantropia a soli scopi di interesse.
        Per assurdo, nello studiare eventuali modelli di comportamento, bisognerebbe tenere conto anche del pregresso caratteriale legato agli attori delle azioni. Ne verrebbe fuori un campionamento sociologico infinito…

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      2. Il campionamento sarebbe lungo ma non infinito, basterebbe esaminare una quantità elevata ma numerabile. Preferirei non procedere in questa maniera comunque ma attraverso una più speculativa. Infine, credo che l’interessa sia parte essenziale dell’uomo…

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      3. Sai che non lo so? Certamente, per via di una società orientata al successo economico (e quindi anche l’informazione è orientata, per ritorni economici, a parlare di personaggi economicamente rilevanti, moltiplicando il volano), le personalità che emergono socialmente sono quelle “che ce l’hanno fatta”, hanno disponibilità economiche infinite, successo, etc etc. Ma, scremando una possibile ricerca e basandoci solo su una volontà collettiva eterogenea, su 100 persone quante preferirebbero una vita fatta per lo più di emozioni e cose comuni, rispetto ad uno sforzo totale verso l’arricchimento? Faccio un esempio: quante persone conosci che adorano viaggiare in maniera seriale appena possibile o appena possano permetterselo? Ecco, il viaggio è un investimento economicamente svantaggioso, ma in cambio ti restituisce altro.

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      1. Se non è scambio è incontro di due egoismi. A volte ben celati.
        La ricompensa di fare del bene è del bene in sè. Quando soffriamo per il bene fatto è non riconosciuto è il nostro ego che reclama. Vero è che se non c’è scambio REALE, bisognerebbe andar via a gambe levate.
        😊 eh sì, direi tanti spunti per altri post 🌸

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      2. Si soffre quando l’altro non comprende le nostre buone intenzioni e le umilia, si soffre quando il bene viene offeso e sporcato. Da Y non voglio niente in cambio x forza o perche’ mi e’ dovuto perche’ penso di avergli fatto del bene. Si dovrebbe venirsi incontro ognuno con cio’ che puo’ portare, con il suo paniere di stelle fiori o frutti ( cito una poesia di Trapuntazero)

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      3. Sai cosa ho capito? Che se il nostro amore non è stato compreso vuol dire che non c’è stato un incontro vero, ahimè…
        lo so che tu non ti aspettavi niente in cambio, se non, forse, un po’ di umanità.
        Se arriva è perchè entrambe le parti hanno sbagliato qualcosa, non fosse altro che il vedere l’altro come realmente è.

        ❤️

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      4. Hai detto bene. Perlomeno lo stesso rispetto o la capacita’ di provarci dall’altra parte. Il sapere che l’Altro c’e’ anche se ognuno di noi fa scelte diverse e vive vite diverse. Mi aspettavo di incontrare un cuore puro e pulito.

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    1. Una facile scappatoia, ma non si può aspettare sempre qualcosa dagli altri sperando a loro volta ci facciano del bene. Quindi non possiamo definire il bene come scambio, altrimenti lo definiamo su una speranza (non giustificata)

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      1. Non lo si aspetta. È nel farlo che ne traggo la forza. Ha circolarità in me stessa. Ma senza una connotazione egoistica, perché non nutre l’ego ma esprime la parte più elevata di ogni individuo, la sua Umanità.

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      2. A me pare che nutra il suo ego per prima cosa. Mi sembra più sensato credere in qualcosa di pratico (l’egoismo istintivo) che in un universale (l’Umanità)

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      3. Non era una visione specifica, era un argomentazione.
        Se credo che l’uomo faccia del bene perché tiene alla sua Umanità, mi impegno nell’ammettere l’esistenza di un universale. Se credo che l’uomo faccia del bene perché la sua natura è istintivamente egoistica, allora mi impegno nell’ammettere l’esistenza soltanto di una componente biologica.
        Poiché, per il rasoio di Occam, è più semplice mantenere come valida la seconda opzione, allora ne consegue che dovremmo scegliere la seconda opzione (ossia quella senza scomodare l’Umanità)

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      4. Se riteniamo valido il Rasoio, dovremmo ritenere tutto ciò che lo ha preceduto come necessario per la sua formulazione. Il che significa che ciò che sono i miti e la religione hanno fondamento quanto, se non più del Rasoio stesso. Dunque l’Universale precede il Particolare.
        Il problema della scienza moderna è che si muove sulla base della Ragione. La religione, non intesa come pratica, ma come adesione dell’uomo alla sua “natura divina”, ove natura e divina sono i due estremi del mondo, cerca invece di unire. Lo sguardo del Cuore, come secondo la metafisica genoniana, cerca l’Unità.
        Anche per questo motivo, dunque, sorrido e ascolto. Ciò che ogni mente partorisce risulterà sempre parziale. 🌸

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      5. Non vedo come possa il rasoio di Occam rendere valido tutto ciò che l’ha preceduto. Anche questa è una tesi troppo forte da sostenere che lo stesso rasoio in tal caso eliminerebbe in favore della tesi che non è necessario tutto ciò che l’ha preceduto. Quindi anche qualora accettassi la tua tesi sul rasoio di Occam, questa stessa tesi sarebbe self-refuting…
        Il fatto che la scienza si muova sulla ragione è un requisito necessario per rendere la conoscenza scientifica intelligibile. La scienza non ha bisogno della religione, essa analizza e divide. Una volta che ha diviso, scopre qual è il costituente elementare (unico) della realtà – solo in questo senso può esserci un parallelismo fra scienza e religione: entrambe giungono ad una unità, ma la prima lo fa in maniera razionale e la seconda in maniera non razionale.

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  3. Credo sia giusto dire che il bene è uno scambio, perché anche chi fa il bene riceve qualcosa (non parlo di chi lo fa per farsi vedere ovviamente, ma di qualcosa che non è materiale ma non per questo è meno percepibile. C’è una bella teoria sul dono in antropologia, ne avevo sentito parlare per la prima volta leggendo Aime, ma non ricordandola a memoria ho “wikipediato” un po’, comunque diceva questo (ed era quello che a grandi linee ricordavo): “il meccanismo del dono si articola in tre momenti fondamentali basati sul principio della reciprocità:
    dare;
    ricevere – l’oggetto deve essere accettato;
    ricambiare.
    Il dono implica una forte dose di libertà, perché non si restituisce la stessa cosa, e comunque tempi e modi sono decisi da chi restituisce. Il valore del dono, dice Mauss, “sta nell’assenza di garanzie per il donatore, che presuppone la fiducia”. Mauss parlava proprio dello scambio di doni in senso stretto, come modo di costruire relazioni, ma penso si possa estendere a qualunque forma di “bene”.
    Naturalmente parliamo sempre di un bene fatto “fine a se stesso”, col cuore e non per convenienza.
    E’ una domanda che fa riflettere, comunque. E penso sia alla base anche del concetto che è meglio insegnare a un uomo a pescare, piuttosto che regalargli un pesce, perché nel primo caso gli regali una possibilità di indipendenza. E credo che questo sia un bene che vale qualunque dose di “male” possa costare 🙂

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    1. Non volontariamente, ma oggettivamente c’è una piccola percentuale. Bisogna distinguere due livelli: uno di cui siamo coscienti ed un altro di cui non siamo coscienti. Così la madre non dirà che allattandolo farà del male al bambino…

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      1. Non so perché ma il commento non era partito. Bah. Ri-rispondo. È la tipica situazione donna sposata-marito-amante e scrupoli di ciascuno. Chi è che sbaglia, e dove?
        Bisogna distinguere secondo me il bene dal vantaggio. Vantaggio: Si può trarlo anche a spese altrui. Y trae vantaggio se Z fa male a X. Questo vantaggio non è un reale bene. Dal male il bene non può nascere, per la mia personalissima opinione. Un vantaggio si.

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  4. Ricercando l’origine del bene nella storia, mi sembra di ritrovarlo solo nel cristianesimo. Storicamente solo un Uomo ha parlato di amore e di bene verso il prossimo. Prima il concetto di amore e di bene erano più vincolati al soggettivismo, con il cristianesimo entra nella storia la possibilità di un bene comune, riconosciuto per tutti , in egual misura che siano nobili o schiavi, negri o bianchi, samaritani, ebrei o pagani. Si intercetta un avvenimento che unisce due mondi, il Bene assoluto si incontra con un bene fragile, ma nella loro relazione inizia l’avventura di uomini cambiati nel cuore e capaci di gesta uniche e sovrumane.

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    1. Storicamente, se vogliamo, l’origine del bene nella storia sta in Platone che per primo si interrogò filosoficamente cercando quale fosse il Bene ideale…
      Il cristianesimo ha poi attinto a piene mani da concetti platonico-pagani.

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      1. Quello é un concetto filosofico, un ideale, una astrazione, con il cristianesimo é rivelazione di una Presenza che oltrepassa l’umano, che peró é incontrabile ed abbracciabile da tutti. È il contrario , é un Altro che si rivela all’uomo attraverso un Uomo, é una carne, proprio come me e te, é Dio fatto uomo. E con lui il bene diventa una possibilità reale e non uno sforzo.Ma passiamo alla categoria della esperienza e degli uomini, i Santi che ne sono i testimoni. Voglio dire che non é un moralismo, una religione, é una esperienza possibile anche adesso 2000 anni dopo.Il bene fragile aspira al Bene assoluto non più come una aspirazione senza speranza, ma invece storicamente è successo qualcosa di imprevedibile ed impossibile, che il Bene assoluto sia incontrabile nell’esperienza e che ci cambi il cuore.

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  5. Tu pensa però che se non fai il bene un giorno chi si trovava in stato di bisogno ti chiederà conto di ciò che non hai fatto. E’ meglio dunque sempre compiere il bene. Compiere il bene non è atto di superiorità o di umiliazione per chi si trova in stato di bisogno, ma un abbassarsi al suo livello, un non far sentire l’altro inferiore. Questa è la vera grandezza. E poi, che tu ci creda o no, è Dio che ti chiederà conto di ciò che hai o non hai fatto al prossimo: “Avevo fame e non mi avete dato da mangiare, avevo sete e non mi avete dato da bere, ero forestiero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato o in carcere e non siete venuti a trovarmi”. E viceversa per chi compie il bene.

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  6. “Tutte le volte che lo avete fatto anche ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me”, e ancora “Tutte le volte che non lo avete fatto anche ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non lo avete fatto a me”. Questa è una pagina del Vangelo da appendere dappertutto, in qualsiasi parete. E’ un impegno durissimo, ma che porta bene non solo all’altro che sta ricevendo il bene, ma soprattutto all’anima di chi compie il bene, perché si salva.

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  7. Il bene si fa..senza troppe parole e pubblicità. Si fa ciò che si vorrebbe ricevere un giorno in caso di necessità. Si fa e spesso in silenzio. A parer mio❤

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  8. Mi sento molto confusa….
    cio letto e con sommo interesse pongo una domanda di pratica quotidiana : Se vedo la classica vecchietta attraversare maldestramente la strada che faccio l’aiuto o non l’aiuto😊
    Sherabientot

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      1. Il paradosso non dice che non bisogna agire. Dice che qualunque sia l’azione, anche se buona al massimo grado, avrà pur sempre un piccolo contenuto di male.
        Se poi nell’argomento teorico ci trovi un precetto pratico, sono questioni private su cui non posso sentenziare.

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