La necessità di essere forti

La necessità di essere forti, coincide spesso con quella di essere soli. Perché è solo nella solitudine che possiamo sperimentare la nostra vera forza. — Senza appoggiarsi a nessuno, senza chiedere aiuto, senza avere bisogno di qualcun altro oltre se stessi. La necessità di essere forti? Perché non la possibilità di essere forti? Forse perché chi è forte in questo momento, deve poi esserlo in qualunque altro momento. — Chi cade una volta, viene considerato un debole per tutta la vita. 

Ciò che vale sempre è necessario, ciò che vale solo qualche volta è solo possibile. Quanti di noi, allora, possono dirsi forti e quanti deboli?


∃x(φ)

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17 thoughts on “La necessità di essere forti

  1. Ritengo che la vera forza sia riconoscere che da soli non possiamo fare nulla, che essere titanici alla fine non costruisce molto. Nelle cadute l’uomo sperimenta una risorsa, quella della scoperta sempre nuova di sè, cioè che non si dà da solo, che è generato, non è un punto zero e che quindi la realtà è il luogo dell’affidamento, del senso. L’uomo insomma è relazione, con gli altri, con la natura, con se stesso,con la realtà che accade,questa è la sua vera forza.

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  2. E’ il valore che tu attribuisci alla forza che cambia, l’uomo sperimenta in tutto ciò che fa un limite. La forza è una utopia, come lo sono i sistemi perfetti. Il riconoscimento del limite però non esclude la sua tensione che è invece verso la perfezione, l’assoluto, l’autonomia. L’uomo diventa forte quando riconosce la sua origine e provenienza , quando si riscopre che e’ generato da altro e allora può ambire ad un di più , ad una vera forza.La vera forza è puntare su un Altro che è il proprio Padre. Scusami, ma è la visione in cui io credo.

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  3. Io tendo sempre a vedere la forza e la debolezza come un qualcosa che prende forma solo all’interno di una relazione tra più elementi. Un forte, per esempio, non può “essere forte” se non agisce. La sua forza si condensa nella possibilità di superare, muovere e cambiare altri elementi che devono per forza di cose essere considerati come “deboli” se una forza li muove. Capovolgendo il tutto, il debole non sarebbe tale senza un forte dotato della possibilità di far valere la sua superiorità. Forse confondo troppo i due termini con quelli di attivo e passivo ma sono affascinato dall’idea che forza e debolezza possano essere solo etichette per indicare chi, in un dato momento, ha la possibilità e chi, invece, subisce la possibilità di altri.
    Mi hai dato qualche buono spunto di riflessione! Danke

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  4. Sempre alti e bassi mio caro. Credo che non si possa essere sempre o forti o deboli. Sono i momenti che si vivono a determinare i nostri comportamenti. Talvolta si è forti nell’affrontare situazioni anche dolorose, senza nemmeno a priori sapere che si è in grado di poterle addirittura superare, così come nel caso di debolezze mai riscontrate prima. Insomma io penso che non si può affermare d’essere o forte o debole. Tutto dipende sempre dagli eventi che viviamo. Ogni nostra reazione è imprevedibile. Ti auguro una bella estate. Isabella

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  5. Io mi sono ritrovata nella situazione opposta, quando cado tutte le mosche vengono a cercare di “aiutarmi” volutamente tra virgolette perché gli intenti dietro ai sedicenti aiuti non sono quelli di un vero e disinteressato aiuto…. detto ciò cito: La necessità di essere forti, coincide spesso con quella di essere soli. Perché è solo nella solitudine che possiamo sperimentare la nostra vera forza.
    La solitudine anche può essere una percezione, quando ho iniziato ad analizzare questo mi sono resa conto di non essere mai stata realmente sola. Se la solitudine è quella della ricerca interiore per rialzarsi allora si lo sono stata, lo sono spesso, e ben venga perché ripartire da se è sempre utile, invece per il fattore “caduta” = debolezza, chi lo pensa significa che non comprende l’importanza delle cadute, se non si cade mai non si sviluppano anticorpi. Buona giornata.

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  6. Pensiero che condivido, Ekpiresi. Ed è un pensiero molto controcorrente oggi che si cerca a tutti i costi la coralità (voluta da chi desidera schiacciarci in un fraterno quanto inerme qualunquismo).Non che io disprezzi la collettività ma essa è utile solo nel “fare” e non nel pensare e nel fortificarsi nel pensiero. Sono tanti pensieri individuali a creare una vera forza dirompente, altrimenti si finisce per annegare in una folla di manzoniana memoria.

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