Sulla morte di Willy Monteiro

La tragedia della morte di Willy solleva alcune questioni intorno alle quali sarebbe opportuno soffermarsi. Prima fra tutte: è un problema di educazione sociale? Secondariamente: se sì, quanto è stato determinante il contributo che ognuno di noi – nella sua assenza in qualità di membro attivo di una società che forse avrebbe dovuto essere più cooperativa – ha apportato? Infine: quanta colpa è da attribuirsi agli specifici individui a prescindere dal contesto del loro vissuto?
1. Al primo quesito possiamo rispondere che sì, l’educazione alla violenza è stata la causa prima che ha privato i colpevoli di ogni freno inibitorio in merito al trattamento da riservare ai proprio simili. Se, infatti, è condizione necessaria che ogni uomo si rispetti con l’altro e si curi del benessere altrui non in quanto abbia con questi un rapporto amicale o parentale ma semplicemente perché è uomo in quanto umano, allora è chiaro che la negazione di questa basilare forma di benessere sociale comporterà l’assenza di umanità. In assenza di un carattere fondamentale come l’umanità del singolo, non può esserci socialità del gruppo (inteso nella sua accezione più inclusiva).
2. La mancanza di correttivi, inoltre, siano essi punitivi o sotto forma di rinforzo positivo, ha contribuito all’escalation di violenza – violenza entro la quale gli omicidi vivevano ed agivano definendo sé stessi nelle loro azioni come “i forti” o “gli invincibili”. Se l’educazione alla violenza (vedi punto 1) è stata la condizione sufficiente che ha condotto al pestaggio di Willy, la mancanza di prevenzione verso forme di agire violento ne è stata la condizione necessaria. Il tessuto sociale nel quale gli omicidi sono cresciuti è connivente con le azioni degli stessi. La permissività – esperita e resa possibile a causa dell’assenza di correttivi sociali – favorisce la ripetizione di comportamenti anti-sociali e la ripetizione, costruendo l’illusione dell’impunità, può implicare un acuirsi delle azioni violente che da marachella divengono risse e da risse divengono pestaggi e da pestaggi divengono omicidi. (Ciò non è necessario che accada, ma è possibile che accada se si considererà il punto seguente).
3. Se le colpe della morte di Willy sono da attribuirsi in parte alla sfera sociale a cui i due omicidi appartenevano, è anche vero che in primis sono essi stessi i responsabili delle proprie azioni. Non è pertanto possibile un’analisi completa del caso in esame che non renda conto del comportamento, considerato sotto i termini e gli strumenti dell’etica prima che del diritto, dei due uomini. Seppur è vero che molte persone si ritrovano a dover vivere in ambienti sociali poco sani, è al contempo vero che non tutti coloro che vivono in tali ambienti sono né diventano omicidi. In questo caso, la scelta di uccidere sembra essere stata assunta con la leggerezza di chi non ha ben chiare le conseguenze delle proprie azioni. Se il condizionale “se uso violenza per 20 minuti con tanta veemenza contro un altro uomo, allora quest’ultimo potrebbe morire” non è parte della coscienza né della conoscenza del singolo, allora il singolo non sarà spronato ad agire altruisticamente né a prevenire comportamenti non altruistici. L’azione morale è intuita dalla sensibilità emotiva e rafforzata dai concetti che intorno ad essa ci si forma. Se gli omicidi avevano già perso qualunque sensibilità emotiva, allora non c’era presso costoro alcun concetto rispetto a ciò che stavano facendo. La loro condotta è stata (a) sia un agire per ignoranza (b) sia una scelta dell’ignoranza stessa. Se il punto (a) rende apparentemente più innocente il loro comportamento, il punto (b) afferma nuovamente la colpevolezza del singolo, con particolare enfasi sull’inadeguatezza della sua propria sfera intima e privata.

2 risposte a "Sulla morte di Willy Monteiro"

  1. Purtroppo questi episodi ci sono sempre stati nella storia il problema è che adesso si credono tutti davvero dei supereroi ma molto molto negativi delle macchine da guerra colpa dei videogames? No credo che sia colpa di una cultura ed un’educazione che purtroppo incide sulla vita dei giovani. Non c’è +1 vera famiglia non ci sono più valori e quel poco che si riesce a recuperare a quanto pare ancora non basta

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