Ti ho fatto l’amore

Ho fatto l’amore — no, non in quel senso. Ma in un senso nuovo. Ti ho fatto l’amore. — Si dice quando ami una persona e quando la sua felicità è metà-parte della tua, o addirittura tutta la tua felicità. Si dice che quando si ama una persona così, allora la si vuole far stare bene a qualsiasi costo e prezzo: anche a costo di un cuore spezzato. Così quando uno dei due ama l’altro, compie ogni giorno piccoli ed impercettibili gesti da cui traspare questo legame indistrutto e indissolubile. — È così che ti faccio l’amore, che ti faccio amore. È un amare in cui il mio corpo non ha voce in capitolo, è un amare senza me ma solo per te. Non è un fare l’amore con te, è qualcosa di preliminare. È un fare l’amore te, per te. Non c’è nessun altro: solo te ed il mio amore.
Allora restiamo così, pronti ad amare per l’altro. Ti faccio amore. Così facciamo l’amore come nessun altro mai.


∃x(φ)

Avrei fatto tutto, o niente

Era così con te — ed è così che è andata. Avrei fatto tutto, o non avrei fatto niente. Non c’è mai stata una via di mezzo. Perché nel mezzo potevano esserci tutti, tutti coloro la cui sostituzione per il mio ruolo non avrebbe creato alcuna discrepanza, alcuna lacuna nella tua vita. Ma io, io volevo essere unico per te come tu lo eri per me. Volevo guardassi verso di me e non vedessi solo uno dei tanti, ma il tanto di uno — il tanto che ho fatto, che faccio e che continuerei a fare. Era questo che dovevi vedere di me: non le parole, ma i gesti che raccontavano le mie parole.

Avrei fatto tutto, o niente. T’avrei detto che ti amavo, o sarei rimasto in silenzio. T’avrei abbracciata così stretta da rompere le mie braccia ma non il tuo corpicino, o sarei rimasto a braccia conserte. T’avrei baciata, o mi sarei morso le labbra. T’avrei vissuta, o mi sarei ucciso.


∃x(φ)

Non c’è bacio al di fuori dello spazio

Fu appena un attimo — io le carezzavo il volto e lei pose la sua mano dietro la mia nuca, facendola passare fra i capelli miei. Sapevamo già ciò che volevamo, ma non avevamo ancora il coraggio di dimostrarlo. Restammo qualche secondo fermi così, chiusi nel nostro mondo fatto di incertezze, paure, tensioni e pensieri. Lo sapevamo — eravamo l’uno l’intimo desiderio dell’altra. E io avevo voglia, avevo tanta voglia di lei. Del suo corpo che stringevo fra le mie braccia. E la baciai. La baciai come se quel bacio dovesse suggellare quella poco pudica voglia di fare l’amore — e lo facemmo, quel bacio fu quasi come fare l’amore. Fu quasi come morire — aritmia al ventricolo sinistro! Il cuore batteva quasi come se si stesse preparando a dare gli ultimi segnali di vita prima di godere di ogni singolo attimo, minuto e secondo di vera vita.
Qualcuno dirà che è stato solo un bacio. Ma per noi fu molto di più. Perché lei mi dava più tempo, con lei io assaporavo e godevo di ogni secondo che passavamo stringendo l’uno l’anima dell’altra. Ci sono regali che valgono più di altri — ci siamo regalati l’intensità. L’intensità del tempo. 
E mentre il nostro bacio riavvolgeva il tempo in sé stesso, noi diventavamo il nostro spazio — l’uno era lo spazio dell’altra. E se fuori dallo spazio non è possibile concepire nulla, così anche noi non eravamo concepibili e non avevamo esistenza al di fuori delle braccia dell’altro.

Non c’è bacio al di fuori dello spazio.
Non c’è bacio lontano da te.
Non c’è bacio senza di te.

∃x(φ)

Paura d’amore, amor di paura

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È così sottile lo strato tra amore e paura — la paura di perdersi, la paura di perderti. Eppure è proprio dalla loro unione che è possibile la cucitura fra le nostre metà. Perché tu hai impresso in me l’amore della paura ed io in te la paura dell’amore. O forse è stato esattamente l’inverso. Ed è davvero sottile ciò che unisce e ciò che separa — tutti ambiamo all’amore, ma tutti abbiamo paura di dimostrarlo. Tanto è intricata la questione dell’amore con quella della paura, che io stesso ho paura a scrivere articoli che parlano, che parlano di te — lo sai quanti problemi sorgono nella mia mente, eppure, ogni volta, tu riesci a risolverli. Tu sei la soluzione a tutti i miei problemi.


Un’imprecisata notte di ottobre

∃x(φ)

È raro sentir battere il cuore

Non è facile trovare chi possa farti battere forte il cuore. Forse ci sono milioni di metodi per dimenticare chi ti ha fatto innamorare, ma nessuno che possa farti tornare il cuore a battere fin quasi a scoppiare. Innamorarsi è molto più difficile che dimenticare. Perché? Perché per dimenticare basta invecchiare, per amare bisogna costruire.
Tutti possiamo facilmente strappare pagine di un libro, in pochi possono scrivere il libro — questo libro è la nostra vita, insieme. “E questo è un libro senza fine, è un libro con finale aperto. Perché tu sei la mia apertura al mondo”, le parole più belle da dedicare dovrebbero essere queste. È che per innamorarsi bisogna perdersi nell’altro, ma in quante persone puoi perderti senza perdere il senso dell’orientamento? Così è l’amore. Ti perdi nell’altro, ma sai benissimo qual è la direzione da percorrere: la via verso il suo cuore. Ed a guidarti è proprio il suono del suo battito. Più il suono sarà forte, più riconoscerai il sentiero sul quale cammini: il sentiero verso la felicità.
Ed il coronamento dell’amore è, forse, più che nelle parole “ti amo”, nelle più semplici “sei la mia felicità”. Più semplici, ma più pure, più vergini, più eterne, più saporite — parole che valgono l’anima.


Un imprecisato giorno di luglio del 2016
Aggiunta posteriore: ∃x(φ)

Mani sporche I-III

Mani sporche I

Le mani sporche, sporche di inchiostro — sono queste le mani più belle che possa vedere, perché sono mani impregnate della forza del pensiero, delle emozioni, mani gravide d’anima.
E se trovi una persona con le mani sporche: stringila, tienila per mano, dalle le tue penne e sii il suo foglio bianco; tienila stretta, perché sporcherà anche il tuo mondo.
E sporcherà, con inchiostro che non si lava via, perché indelebile è tutto ciò che lascia una traccia sul cuore.


Mani sporche II

– Qual è il più bel trucco che una donna possa indossare sul suo corpo per piacerti?
– Il colore dell’inchiostro sulle mani. Tra un dito e l’altro, con quell’inchiostro, io scriverei la mia storia. E sarebbe una storia di baci, di sguardi, di abbracci — sarebbe la mia mano tatuata sulla sua, la mia mano nella sua. Così, la terrei sempre per mano. Così, camminerei sempre nella sua mano.


Mani sporche III

Ultimo quarto dell’ora. Lei entrò in aula, lui aveva già finito lezione da un po’ e la aspettava lì, impaziente di vederla. Si conoscevano da appena una settimana, forse anche meno, eppure si cercavano — sapevano che l’uno cercava l’altra, ma quel giorno a cercarsi sarebbero state le loro mani. D’altronde è così che si inizia: si inizia dalle mani.
Sedette accanto a lui.
Lui non riusciva a controllare la tensione: lei lo faceva sentire così goffo e timido, che iniziò a muovere la gamba su e giù per scaricare un po’ della tensione che stava accumulando. E lei, lei gli bloccò il movimento poggiando le sue mani sulla gamba di lui. Non fece alcuna pressione, ma il suo tocco fu ugualmente avvertito come fortissimo. —Solo qualche tempo più tardi avrebbe capito che le carezze di lei gli avrebbero calmato persino un attacco di panico e lacrime —. E fu in quel momento che fece caso alle mani, di lei, alle sue mani sporche di inchiostro. Non poteva resistere dall’accarezzarle e con una scusa (la più banale delle scuse) prese la sua mano e disse: “Che significato hanno questi anelli?”. Riuscì a sporcarsi anche lui, sebbene solo per un attimo. Ma fu quello l’attimo in cui sentì che lei era quella giusta, fu quello l’attimo in cui lei fece passare il suo inchiostro sul corpo di lui.

Oggi? Oggi non mi restano che i tatuaggi di quell’inchiostro. E sono ancora sporco, sai? 


3 luglio 2016
∃x(φ)

Hai aggiunto vita ai miei battiti

Hai dato senso a questa veglia. Hai dato senso alla mia vita. È come se ogni mio giorno avesse teso ad oggi — avesse teso a te. Come se la mia intera vita fosse sempre stata diretta ad incontrarti — il senso della mia vita, è tutto qui: il significato del mio passato è stato nell’aspettarti.
E se anche dovessi aspettarti tutta la vita, non ne avrei comunque una vita migliore? Una vita orientata a te, al bene? Sì, tu mi fai del bene perché mi fai stare bene. Ed io ti voglio bene, sempre o per sempre — che c’importa del tempo? Ormai il mio tempo ha già avuto una fine: il mio tempo è durato dalla prima volta che ti ho baciata fino alla volta in cui sei andata via.
Ricordami, ricordali quei giorni — saranno stati quelli i giorni del mio intero vissuto.

Hai aggiunto vita ai miei battiti.


Frammenti di cuore in una notte insonne. Frammenti di te.
Frammenti di un tempo lontano.
∃x(φ)

Ti ho amata, ti amerò

Sono morto — nessuno se n’è accorto però. La mia vita è durata così poco che ho appena avuto il tempo per sorridere e così tanto per soffrire. Ma ho vissuto, ho vissuto così tante vite in una sola che il tempo è divenuto l’accessorio esterno di una sola di esse: quella reale. Tutte le altre, tutte le altre vite non reali sono state le più vere però — perché la verità della vita è determinata dalla sua intensità e queste sono state le vite più intense, profonde, disordinate, soffocando nel tuo ricordo e nel mio rimorso.
Ho vissuto, ma ho vissuto con te.
Ho vissuto, ma ho vissuto per te.

Ti amo, ti amerò.
Tuo, M.


Lettera n. 46, 29 luglio 2016

∃x(φ)