Un’onesta bugia

Ci baciammo, ci abbracciamo, ci dicemmo che ci volevamo bene. Eravamo un punto. Un punto fermo — e poi siamo diventati un punto esclamativo. Urlando la nostra fermezza. Perché la bellezza non dura e la felicità muore nel momento in cui il punto interrogativo viene messo vicino a quello esclamativo.
Ci siamo domandati se valesse la pena sopportare — sopportarci. È andata a finire come ogni buon libro: si chiude l’ultima pagina con la voglia di tornare indietro e ricominciare da capo la conversazione. Magari, evitando quei bruschi errori di battitura che ci hanno trasformati in due estranei. Pagine ingiallite col tempo. Questo siamo ora.
Ed io ho perso la primavera, mentre tu mi dicevi di ricordarla. — Cosa mi resta da ricordare ora?

Ecco cosa siamo stati. Un modo onesto di essere bugiardi. 


∃x(φ)

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Sulla bugia

Alla fine ci si fa più male a causa di ciò che non è vero – ciò che non corrisponde alla realtà – piuttosto che per la realtà stessa.
I bugiardi, prima di tutto, fanno male a sé stessi. E qualunque bugia è una violenza, sebbene una violenza verbale.