Il tuo cadavere

Ma c’era forse ancora bisogno di versare sangue? No. Però lo volevamo, lo volevamo con tutto il nostro istinto. Lo volevamo interamente. A partire dalle nostre mani che si attorcigliavano l’una all’altra. Noi — né io né tu, ma noi eravamo il nostro più intimo e recondito desiderio. Un desiderio di passione, di animale appagamento dei nostri impulsi, di fondamentale attaccamento affettivo che provavamo l’uno per l’altra. Un desiderio solo: di assoluta certezza di rovinarsi. E l’abbiamo fatto, sulle tue labbra l’abbiamo fatto. Ci roviniamo e abbiamo rovinato tutto, qualunque cosa fossimo. Ci siamo distrutti e abbiamo sanguinato, tanto. Forse io di più. Forse ho preferito sanguinare anche per te. O forse sei tu ad avermi inferto la ferita più seria? Sì, deve essere così. Perché tu eri pericolosa. Eri adrenalina. Eri ispirazione alla mia vita e tensione verso la mia morte.
Sanguino. Possono i morti sanguinare ancora? Certo, possono. Così come il mio cuore: è morto, senza di te è morto ma, fa’ attenzione, continua a sanguinare. — E questo sangue, questo denso liquido scuro sa di te: ferro. Perché ferrea era la tua volontà di non tornare a noi, di continuare a non amarmi.

Il tuo cadavere
∃x(φ)

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Convergenza

Che cos’è che ci riguarda?

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J. Pollock, Convergence, 1952

Che cos’è che ci riguarda? Una domanda semplice, ma tanto vaga da poter permettere di rispondere in mille e mille modi differenti. Forse la risposta davvero più semplice è: tu. Riguardare: se significasse invece “ri-guardare” e quindi un guardarsi nuovamente, un guardarsi di più, un guardarsi senza parlare? Proprio come un’opera d’arte. La guardi e la riguardi finché non è l’opera stessa a guardare te — a guardarti dentro! Ecco dove sta la convergenza: nel ri-guardarsi di oggetto e soggetto, nel ri-guardarsi di un cuore di tela e di uno di emozioni.

Sì, tu sei un pezzo d’arte. Mi guardi e mi riguardi, dove convergono le nostre intenzioni ed i nostri battiti. Hai il cuore negli occhi — il mio.
Ecco la mia risposta:

Tu.


∃x(φ)

 

La tua ombra su di me

È questo tempo, lo sai meglio di me, è questo tempo che ci avvicina. Perché questa pioggia non è altro che tutte le lacrime che abbiamo versato l’uno per l’altra. E guarda, guarda: quanto piove? Tanto! Come piove? Come se il cielo fosse stato squarciato in due — così i nostri cuori: spezzati. Però tranquilla, se qualcuno dovesse guardarmi il cuore, ti riconoscerebbe — è rimasta l’ombra della metà che era tua.

 

Scuse al cuore

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Disegno riportato dal diario.

Chiedo scusa. Chiedo scusa al mio cuore per tutto quello che gli ho fatto, per tutto quello che gli è stato fatto, per tutto quello che ancora dovrà sopportare. Lo so, sei ben allenato, hai sempre lanciato perfettamente un battito dietro un altro, senza fermarti mai. Accelerando quando serviva, rallentando quando volevi. Ma ci sei sempre stato. Tu, cuore, sei stato il testimone della mia storia — delle mie sconfitte, delle mie vittorie, delle mie scalate ai monti, dei miei combattimenti, dei miei amori.
Mi hai sopportato, ma soprattutto mi hai supportato. E se oggi sono qui, lo devo a te, che ancora non hai ceduto, che ancora continui a battere. Lento, piatto, oggi più che mai, ma continui a battere — per me.

Ti sono riconoscente cuore — per tutte le volte che hai battuto per me e anche per lei. Per tutte le volte che hai battuto non solo per me.


Si ringrazia Lilianius per la convinta e fanciullesca partecipazione al disegno! 🙂