Io, gli Altri

E poi c’ero io. Io che aspettavo e non ottenevo niente. Io che non ho fatto altro che soffrire – qualcuno direbbe che, se non altro, ho imparato a soffrire bene. No. Non si impara mai a soffrire. Ti fa male; ti fai male e basta.
Gli altri. Come sono strani: agli altri, tu, ci hai mai pensato? Io ci ho pensato così spesso e così troppo che, ormai, sulla mia corazza d’egoismo essi possono intravedere i loro volti. Se sono diventato me stesso lo devo soprattutto a voi, altri. – Questa non è gratitudine! Questo è un puro, schietto e rancoroso rinfacciare a voi tutto il male che mi avete fatto! Quanto male mi avete fatto sentire! Dal primo all’ultimo, perché nessuno può capire chi sono. Nessuno può vedere oltre le mie apparenze. Anche chi ci ha provato, è scappato via.
E allora basta. Sono stanco di aspettare. Sono stanco del buonismo, ora voglio ritornarne me stesso. Voglio sputare fuori il mio egoismo perché, se represso, mi avvelena. Solo sputandolo fuori potrò liberarmene. Solo sputandolo fuori potrò smettere di essere ciò che mi avete costretto ad essere.
Ma va bene anche così. Deve andarmi bene perché…non ho altro. 


∃x(φ)

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