Al prezzo della solitudine

Ne sentivo l’esigenza, sentivo l’esigenza di essere diverso. Ma la diversità non sarebbe caduta tra le mie braccia, tra le mie arterie, tra le mie ossa come un dono — sarebbe stata sofferta, dolorosa, patita, pentita. Sì, me ne sono pentito — la diversità sarebbe stata conquistata pagando un amaro prezzo: al prezzo della solitudine. Ma fu una trappola, perché la solitudine portava con sé verità e verità fu che quel giorno la vita scorse più lentamente, più opaca, più autoreferenziale — che cos’è, ognuno di noi, se non la vita che glorifica se stessa?
Ma qui stava la trappola di una solitudine che non esitava a diventare sola sempre più sola: io, solitario, ero un’offesa alla vita stessa — perché non aprivo nuove possibilità, perché ero un atto finito; chiusura esistenziale — ero chiuso esistenzialmente, fuori da ogni posto, fuori di me. Raggiunto da pochi, da quei pochi che sanno essere nessuno come me. 

Fuori e basta, fuori di testa.


∃x(φ)

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Io sono qui, dove sei tu

Ma io sono qui! Sono qui! Non dirmi che non mi vedi, no, dimmi che mi vedi, dimmi che mi guardi, dimmi che sai esattamente cosa sono. Non lasciarmi. Dimmi che ci sei, dimmi che mi fissi, dimmi che mi vuoi. Dimmi che sai esattamente cosa vuoi.
Io sono qui, dove sei tu. Sotto i riflettori, sotto lo spazio pubblicitario — io sono questo spazio e lo sono diventato ora.
Salvami, scrivi.
Sto urlando, sto urlando da così tanto tempo — non contro di te, ma per te. Sappi solo questo, impara da me soltanto questo.
Dimmi che sei già in piedi, dimmi che non hai dormito, dimmi che sei in cammino — verso di me. La meta la conosci, la conosci bene. Ed il sentiero è il tuo corpo, la mappa del mio essere. Saprai dove andare, lo tieni scritto dentro — mi tieni scritto dentro.
E potrai girovagare e girerai e non ti fermerai e farai la più imponente scoperta della tua vita, che: io sono qui, proprio dove sei tu.


∃x(φ)

Dov’è? – L’incolore!

Il colore! Sì, dov’è il colore!? Dov’è il colore intenso che rendeva più calde le mie giornate?! Dove si è nascosto l’amore che tingeva color sangue le mie pareti?! Dov’è finito il coraggio di fare, di fare tutto purché lo si faccia insieme!?
Dov’è?!
Dove sono? Dove sono io? Dove mi trovo?
E lei dov’è?
Il colore, ecco, è questo che conta, perché a nessuno piace vivere in bianco e nero — ed io sono o tutto bianco o tutto nero,ma sono le sfumature che mi mancano davvero, mi mancano come non mai.
Questa vita non è più neanche una buona tavolozza. Questa vita stringe nelle sue mani un pennello senza tempera e senza inchiostro: io, l’incolore, io sono questo pennello.
Dov’è? Dove sono?
È qui che la domanda logistica diventa questione identitaria. Il “dove” si trasforma in “chi”.
— Chi sono io? Chi sono ormai? Chi sono più?

Chi può dirmelo, se non tu?


Spiaggia alla Baia, 23 agosto, 01:12.

∃x(φ)

Cosa fare quando si soffre?

Non ci sono scorciatoie.
Quando soffri e il dolore si accompagna alla tua vita, non puoi fare altro che sprofondare, scendere giù sempre più giù fino alle sue viscere più sporche e più puzzolenti! Non puoi far altro che annegare nel suo petrolio, nel nero più nero. Quando sarai affogato, tornerai a respirare – a respirare di quel dolore che ti toglieva il respiro della vita!
Certo, il dolore diverrà una silenziosa condizione di sfondo della tua vita, ma sarà anche la tua forza…