La vita, la rabbia

Io tremo, vibro, mi scuoto — sento ogni muscolo delle mie braccia fremere quando litighiamo. Il mio respiro diventa così profondo e pesante che mi sembra di sentire il ruggito di una belva dentro i miei polmoni. È la vita, è la rabbia. Mi ripeto che di questo non ne ho bisogno, che di questo tipo di vivere non ho bisogno, che di te non ne ho bisogno. Eppure resto un bugiardo: perché di te ho bisogno almeno per questo — per sentirmi forte, avido, cattivo. Sono queste le cose, le ultime cose che mi fanno sentire speciale, unico, vitale!
La vitalità, sai cos’è? Un pullulare di emozioni — quindi se l’ultima emozione che mi è rimasta è la rabbia, allora questa mi rende vivo ed è l’essenza del mio trascinarmi avanti. Ne è l’essenza. La vita, la rabbia. 


∃x(φx)

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Dove non c’erano persone

Era ricolmo di rabbia. Una rabbia non scritta, una rabbia non sentita da nessuno se non da lui stesso. In molti lo guardavano spesso — lo guardavano troppo — eppure nessuno era in grado di squarciare quel velo di insana invenzione che raccontava una spensieratezza ed un godersi la vita senza freno e senza afflizione. Un velo che celava, invece, tutta quell’ira.
Egli stesso a sé stesso nascondeva quell’orrore che gli gonfiava l’ego e gli sputava in faccia la sua esistenza come fosse la causa di tutto ciò che poteva fargli del male. “Rabbia, è da sempre il tormento di ogni mio attimo” si ripeteva.
Guardò oltre, andò un po’ più in là. Dove non lo raggiungevano le parole, dove non c’erano persone. Sapete cosa vide? Ancora una volta, una possibilità. Vide uno spiraglio per sopravvivere, per uscire fuori da quella gabbia toracica che gli stava stretta, una possibilità per urlare un po’ di più e un po’ dando meno nell’occhio. Chi l’avrebbe compreso? Nessuno. Perché nessuno l’avrebbe sentito urlare.

O forse restò così zitto da fare un rumore assordante soltanto per chi c’era quando sussurrava “quanto sei bella”.


∃x(φ)

Analitica dell’ira

​Lo senti questo brivido che risale la schiena?! Lo senti questo respiro sempre più profondo?! Lo senti questo sguardo arcigno contro i tuoi occhi?!
Abituatici, si chiama rabbia. La rabbia uccide, uccide la gente. Perché ti consuma, non potendo sfogarla contro gli altri, la riversi su te stesso – in ogni caso, sempre e comunque, ovunque.
Quindi rinunciamo? Rinunciamo alla cattiveria e alla violenza? Certo che no! No! No, per Dio, no! 
Se la rabbia non esistesse, io non saprei più con quale Dio prendermela, quindi, grazie a Dio, sono arrabbiato! 

La senti crescere nelle ossa, dentro le ossa che spezza con la sua potenza. La rabbia è il Vesuvio pronto ad eruttare, è l’esplosivo che aspetta solo scintille per dare il via alla sua festa – alla sua festa di funerale! 
Non ti dirò “non arrabbiarti”, ti dico: arrabbiati, perché non ci sono vere vie d’uscita, eccetto il concedersi ad un’emozione così depredata e incompresa, eppure così essenziale. 
La rabbia è fra le emozioni più semplici da provare. 
E se non ti rimane più alcuna emozione, se sei diventato schiavo dell’apatia, allora stringiti a questa ultima dea, stringiti a questa falsa speranza – se non altro, è un ultimo modo di sentirsi vivi.