Ti ho lasciata a metà

È sempre stato un mio difetto. Lascio le cose a metà, così come ho fatto con te: sei rimasta la mia metà. La mia metà non vissuta fino in fondo. Dalla durata breve quanto il mio entusiasmo è stata la nostra vita insieme. L’entusiasmo, cosa c’era di più dolce? Eri tu l’incarnazione di ogni mia gioia. Tu eri il mio entusiasmo. Ma vedi io sono fatto così: inizio a leggere senza sosta le prime cinquanta pagine di un buon libro e poi lo lascio riposare in libreria — ti ho baciata finché non fossimo sazi ed ho, infine, lasciato riposare anche te; solo che tu, tu riposi sul mio cuore.
E ti ho lasciata. Ti ho lasciata a metà.
Eri tu la mia metà però, ora lo so — ora me ne rendo conto.
Scusami.


∃x(φx)

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Piedini

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Ma se ogni passo che fai lo farai al mio fianco, allora ti proteggerò. Ti proteggerò sempre — e se necessario, spezzerò il manto gelato dei nostri inverni per te, così che tu possa camminare dove ho già camminato io. Se necessario, ti aprirò una nuova strada — solo tua, solo tua e mia, che ti conduca proprio dove voglio che tu vada: alla felicità. Se necessario, il mio piede sarà quanto il passo del tuo piedino. E non cadremo più, non cadremo mai — perché su due gambe si può anche perdere l’equilibrio e battere a terra, ma non di certo su quattro; anzi: tre e mezzo, perché tu sei piccola. E se anche i nostri tre piedini e mezzo cadessero tutti in fallo, tu non ti preoccupare — tu reggiti, che cadi su di me.
– Perché?
– Perché preferirò sempre farmi male io per te; per tutti e due.

Tuo, M.


∃x(φ)

Parole non dette

Nella mia immaginazione, lei era bellissima. Nella realtà, lo era di più. 
Non bastava — non avrei dovuto dirle solo che le volevo bene. Avrei dovuto aggiungere: “e non potrebbe essere diversamente!”
Ci sarebbe voluto impegno, un po’ più impegno da entrambe le parti — per ridere insieme di ciò per cui adesso tanto piangiamo ed io, io rimpiango.

Ho sbagliato tutto con te. Ti dico ora quello che avrei dovuto dirti tempo fa e, probabilmente, sto sbagliando anche adesso a dirti quello che non dovrei più dirti.


Tue parole, miei silenzi — 2014
∃x(φx)

Terrorizzato, da te

Sei comunque stata tu la mia più grande fonte d’ispirazione.
Questa è una verità — e non si tradisce. Questa è una verità che non si tradisce e che non resterà mai fuori luogo. Questo m’illuderà, m’illuderà che tu non sia fuori luogo con me, fuori luogo per te, fuori luogo dove siamo e non siamo noi. M’illuderò, m’illuderai.
Non m’importa. Non mi importa più della sofferenza, perché ho già sofferto così tanto che qualunque altro dolore non potrà essere che un tuo lieve pizzicotto sul mio braccio.
Ti starai chiedendo se a te ci tenga davvero? Se mi piaccia dirti quanto sei bella e tenerti fra le mie braccia? Se non sia musica per me ascoltare il tuo respiro durante notti insonni?
Sì, di te me ne importa. E sono terrorizzato. Sono terrorizzato da una vita interiore che porta nascoste dentro di sé gioie e meraviglie, paure e tristezze, odi et amo. Sono terrorizzato — terrorizzato da te.

Ma la meraviglia, dicono i filosofi, nasce dal terrore.
Allora tu, per me sei meravigliosa. 


Mi hai meravigliato quella sera e continui a farlo.
Tuo, M.
∃x(φ)

Ti ho amata, ti amerò

Sono morto — nessuno se n’è accorto però. La mia vita è durata così poco che ho appena avuto il tempo per sorridere e così tanto per soffrire. Ma ho vissuto, ho vissuto così tante vite in una sola che il tempo è divenuto l’accessorio esterno di una sola di esse: quella reale. Tutte le altre, tutte le altre vite non reali sono state le più vere però — perché la verità della vita è determinata dalla sua intensità e queste sono state le vite più intense, profonde, disordinate, soffocando nel tuo ricordo e nel mio rimorso.
Ho vissuto, ma ho vissuto con te.
Ho vissuto, ma ho vissuto per te.

Ti amo, ti amerò.
Tuo, M.


Lettera n. 46, 29 luglio 2016

∃x(φ)

Una lettera per R

Cara R,
Scusami se a volte sono un problema.
Scusami se a volte ti annoio con le mie paranoie ed i miei problemi.
Scusami se a volte non esterno l’affetto che meriti – lo sai, fingo l’insensibilità.
Scusami, davvero.
Più ti guardo, più vedo una persona che è cresciuta ed è cresciuta forte, rigogliosa, amorevole, gentile, irrinunciabile. Vedo una persona che non si è fatta sconfiggere dalla vita, una persona che, senza alcun premio, ha vinto tutto – perché ciò che si vince nella vita è la felicità e tu sei questa malattia che avanza! Che avanza contro il buio!
Forse la vita ci dividerà, forse troveremo i nostri destini al di là di un bivio. Forse avremo ancora tanto tempo da condividere, forse ci saranno momenti per piangere e momenti per sorridere insieme. Forse, forse.
Non ci sono certezze, non ne abbiamo mai avute, ma questa notte io so una cosa: tu sei qui, adesso, e resti qui.
E se vorrai, io – questa piccola tragedia che sono – resterò ancora un altro po’ nella tua favola.
Scusami. Perché io non posso regalarti niente, perché io non sarò il miglior personaggio di una commedia, perché non avrò mai l’entusiasmo per vivere come sai fare tu.
Ed ora grazie. Grazie e tu sai per cosa.

Tuo “figlio”, M.