Nei tuoi occhi, tutti i miei desideri

Ero solo davanti alla finestra. Non mi accorsi nemmeno di quello che stava accadendo. Non vedevo altro che un cielo blu, blu come non lo avevo mai visto. O forse sì, forse lo avevo già visto da qualche parte: era blu come i tuoi occhi celesti. Ma io cosa avrei potuto fare? Confessai. Confessai a te, che vivevi dentro di me, che amavo quel blu, perché profumava di te. Erano le orme che tu lasciavi nel mondo per dirmi che mi volevi. Che volevi me al tuo fianco. Erano le orme che io, da cattivo cacciatore, non riuscivo più a seguire. Avevo dimenticato. Ma avevo dimenticato non come si seguivano le tue orme, bensì come potessi ucciderti. — A cosa sarebbe mai servito trovarti se non avessi saputo farti mia?! A cosa sarebbe servito percorrere infinite distanze per rendere finito lo spazio che ci separava?! E così, smisi di inseguire quelle orme. Mi limitai a guardarle. Mi limitai a restare solo. Mi limitai.
Resta vero, però, che io non avevo mai visto quel blu. Perché i tuoi occhi erano quel cielo. Perché nei tuoi occhi vedevo tutte le stelle — nei tuoi, tutti i miei desideri.

Cosa stava accadendo? Nulla, eccetto te.


9 ottobre 2017,
∃x(φ)

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Una cosa strana

Io ero solo. Tu mi avevi abbandonato ed io non facevo altro che respingere il mondo, ogni stimolo, ogni azzurro barlume aurorale da quello che era il mio tramonto. Ed io ero il tramonto!
Ero le foglie rosse autunnali fra gli alberi, ero il vento che soffiava e tutto gioiva e piangeva con me – perché io potevo essere tutto questo!
Ero il passato che tornava, il passato il cacciatore, io la preda – e fui preda e predatore io stesso. Dio mio, Dio fui!
Ed andando beato, distrutto, dissezionato, trovai l’insignificanza della nostra esistenza.
Ricomincia il giro di giostra e non si ferma mai. Mai.