Mani sporche I-III

Mani sporche I

Le mani sporche, sporche di inchiostro — sono queste le mani più belle che possa vedere, perché sono mani impregnate della forza del pensiero, delle emozioni, mani gravide d’anima.
E se trovi una persona con le mani sporche: stringila, tienila per mano, dalle le tue penne e sii il suo foglio bianco; tienila stretta, perché sporcherà anche il tuo mondo.
E sporcherà, con inchiostro che non si lava via, perché indelebile è tutto ciò che lascia una traccia sul cuore.


Mani sporche II

– Qual è il più bel trucco che una donna possa indossare sul suo corpo per piacerti?
– Il colore dell’inchiostro sulle mani. Tra un dito e l’altro, con quell’inchiostro, io scriverei la mia storia. E sarebbe una storia di baci, di sguardi, di abbracci — sarebbe la mia mano tatuata sulla sua, la mia mano nella sua. Così, la terrei sempre per mano. Così, camminerei sempre nella sua mano.


Mani sporche III

Ultimo quarto dell’ora. Lei entrò in aula, lui aveva già finito lezione da un po’ e la aspettava lì, impaziente di vederla. Si conoscevano da appena una settimana, forse anche meno, eppure si cercavano — sapevano che l’uno cercava l’altra, ma quel giorno a cercarsi sarebbero state le loro mani. D’altronde è così che si inizia: si inizia dalle mani.
Sedette accanto a lui.
Lui non riusciva a controllare la tensione: lei lo faceva sentire così goffo e timido, che iniziò a muovere la gamba su e giù per scaricare un po’ della tensione che stava accumulando. E lei, lei gli bloccò il movimento poggiando le sue mani sulla gamba di lui. Non fece alcuna pressione, ma il suo tocco fu ugualmente avvertito come fortissimo. —Solo qualche tempo più tardi avrebbe capito che le carezze di lei gli avrebbero calmato persino un attacco di panico e lacrime —. E fu in quel momento che fece caso alle mani, di lei, alle sue mani sporche di inchiostro. Non poteva resistere dall’accarezzarle e con una scusa (la più banale delle scuse) prese la sua mano e disse: “Che significato hanno questi anelli?”. Riuscì a sporcarsi anche lui, sebbene solo per un attimo. Ma fu quello l’attimo in cui sentì che lei era quella giusta, fu quello l’attimo in cui lei fece passare il suo inchiostro sul corpo di lui.

Oggi? Oggi non mi restano che i tatuaggi di quell’inchiostro. E sono ancora sporco, sai? 


3 luglio 2016
∃x(φ)

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Occhi, mani e labbra

Occhi

La osservavo, la osservavo quasi di continuo. Appena si alzava dalla sedia, la cercavo con gli occhi e volevo che lei sapesse che i miei occhi la inseguivano. Volevo che lo sapesse perché, a quel tempo, io ancora non la conoscevo. Era il mio modo per iniziare qualcosa: non è vero che si inizia dalle mani, è dagli occhi che cominci a sentire il brivido di un’emozione pronta ad esplodere. Sono gli occhi che dicono: sono qui, vienimi a prendere. 
Alla fine, fu lei a prendere me.
Poi, un giorno come un altro, lei venne da me. Era quello che aspettavo da più di una settimana ma…rimasi pietrificato! Non riuscii nemmeno a guardarla negli occhi — proprio come un bambino, proprio come se mi vergognassi di tutti gli sguardi che le avevo lanciato durante i giorni precedenti, fra una pausa ed un’altra a lezione. Ma si sa, la filosofia cerca la verità e la verità è donna. Lei era verità. 


Mani

Non passò molto altro tempo prima che, fra una battuta e un sorriso, scoprissimo le nostre mani. Le sue mani erano sporche, sporche come le mie di quell’inchiostro che solo gli accaniti lettori e gli scrittori sanno riconoscere. Non i calli, ma le macchie d’inchiostro sono indicatrici della bellezza di una donna. Perché da una donna così non puoi chiedere nulla di più. Ad una Donna non puoi chiedere nulla perché la sua sola presenza accanto a te è già il più bel dono di cui tu possa godere!
E quel giorno fu ancora migliore: le sue dita sfiorarono le mie. Spesso le accarezzavo il pollice, aveva un anello lì. Aveva anelli che, però, non rendevano la sua mano più bella, perché nessun gioiello e nessun vestito l’avrebbero resa più bella di quanto già non fosse: alla perfezione, se aggiungi o sottrai perfezione, resta ugualmente perfetta! — E questa non è una prospettiva d’amore, è matematica dell’amore! 
E con le sue mani, lei creava il mio cuore. Lo creava, perché prima d’incontrarla, io non provavo quell’emozione vera, pura e dinamica da più di un anno. Si può dire che il mio cuore non batteva più, ma fu lei — la mia cardiologa — a riportarmi in vita. Fu il massaggio cardiaco che le sue mani esercitarono sul mio petto a rendermi di nuovo me stesso. Lei era verità, perché rendeva più vere tutte le mie sensazioni, tutte le mie emozioni.


Labbra

Su questo punto sarò breve, perché alle labbra basta baciarsi piuttosto che parlare.
Sulle sue labbra riposavano tutte le mie logiche. Perché ad un logico importa soprattutto della verità e dei valori della verità. Lei, lei divenne la mia verità. Lei, divenne tutti i miei valori. Una volta assaggiata la verità che le sue labbra professavano, io smisi di esistere così come ero esistito fino a poco tempo prima. Perché? Perché: io, divenni suo. E sulle mie labbra ancora posso sentire il gusto del suo sapore, ancora riposa la sua verità. Perché è così che deve essere. Le mie labbra sono ancora vere. 

2 agosto 2016, Panchina davanti al porto, ore 04:52, 

∃x(φ)