Ti ho lasciata a metà

È sempre stato un mio difetto. Lascio le cose a metà, così come ho fatto con te: sei rimasta la mia metà. La mia metà non vissuta fino in fondo. Dalla durata breve quanto il mio entusiasmo è stata la nostra vita insieme. L’entusiasmo, cosa c’era di più dolce? Eri tu l’incarnazione di ogni mia gioia. Tu eri il mio entusiasmo. Ma vedi io sono fatto così: inizio a leggere senza sosta le prime cinquanta pagine di un buon libro e poi lo lascio riposare in libreria — ti ho baciata finché non fossimo sazi ed ho, infine, lasciato riposare anche te; solo che tu, tu riposi sul mio cuore.
E ti ho lasciata. Ti ho lasciata a metà.
Eri tu la mia metà però, ora lo so — ora me ne rendo conto.
Scusami.


∃x(φx)

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Parole non dette

Nella mia immaginazione, lei era bellissima. Nella realtà, lo era di più. 
Non bastava — non avrei dovuto dirle solo che le volevo bene. Avrei dovuto aggiungere: “e non potrebbe essere diversamente!”
Ci sarebbe voluto impegno, un po’ più impegno da entrambe le parti — per ridere insieme di ciò per cui adesso tanto piangiamo ed io, io rimpiango.

Ho sbagliato tutto con te. Ti dico ora quello che avrei dovuto dirti tempo fa e, probabilmente, sto sbagliando anche adesso a dirti quello che non dovrei più dirti.


Tue parole, miei silenzi — 2014
∃x(φx)

Il tuo cadavere

Ma c’era forse ancora bisogno di versare sangue? No. Però lo volevamo, lo volevamo con tutto il nostro istinto. Lo volevamo interamente. A partire dalle nostre mani che si attorcigliavano l’una all’altra. Noi — né io né tu, ma noi eravamo il nostro più intimo e recondito desiderio. Un desiderio di passione, di animale appagamento dei nostri impulsi, di fondamentale attaccamento affettivo che provavamo l’uno per l’altra. Un desiderio solo: di assoluta certezza di rovinarsi. E l’abbiamo fatto, sulle tue labbra l’abbiamo fatto. Ci roviniamo e abbiamo rovinato tutto, qualunque cosa fossimo. Ci siamo distrutti e abbiamo sanguinato, tanto. Forse io di più. Forse ho preferito sanguinare anche per te. O forse sei tu ad avermi inferto la ferita più seria? Sì, deve essere così. Perché tu eri pericolosa. Eri adrenalina. Eri ispirazione alla mia vita e tensione verso la mia morte.
Sanguino. Possono i morti sanguinare ancora? Certo, possono. Così come il mio cuore: è morto, senza di te è morto ma, fa’ attenzione, continua a sanguinare. — E questo sangue, questo denso liquido scuro sa di te: ferro. Perché ferrea era la tua volontà di non tornare a noi, di continuare a non amarmi.

Il tuo cadavere
∃x(φ)

Io sono qui, dove sei tu

Ma io sono qui! Sono qui! Non dirmi che non mi vedi, no, dimmi che mi vedi, dimmi che mi guardi, dimmi che sai esattamente cosa sono. Non lasciarmi. Dimmi che ci sei, dimmi che mi fissi, dimmi che mi vuoi. Dimmi che sai esattamente cosa vuoi.
Io sono qui, dove sei tu. Sotto i riflettori, sotto lo spazio pubblicitario — io sono questo spazio e lo sono diventato ora.
Salvami, scrivi.
Sto urlando, sto urlando da così tanto tempo — non contro di te, ma per te. Sappi solo questo, impara da me soltanto questo.
Dimmi che sei già in piedi, dimmi che non hai dormito, dimmi che sei in cammino — verso di me. La meta la conosci, la conosci bene. Ed il sentiero è il tuo corpo, la mappa del mio essere. Saprai dove andare, lo tieni scritto dentro — mi tieni scritto dentro.
E potrai girovagare e girerai e non ti fermerai e farai la più imponente scoperta della tua vita, che: io sono qui, proprio dove sei tu.


∃x(φ)