Come si sceglie il male?

La vita mette davanti a situazioni spiacevoli. Spesso la scelta non è fra due opzioni di cui una è buona e l’altra cattiva. Spesso la scelta è fra due situazioni entrambe spiacevoli. Ed allora, se sei fortunato, puoi scegliere il male minore. Ma se sei sfortunato, entrambe le scelte ti procureranno lo stesso grado di dolore e tristezza. E tu sarai obbligato a scegliere. — Dovrai scegliere il tuo stesso male, un male che hai creato tu a causa del tuo orgoglio o a causa di una generica questione di principio, o magari perché starai cercando di fare la cosa giusta.
Sarai abbastanza coraggioso per farlo?

Se il male minore non c’è, come fai a scegliere fra l’uno e l’altro male?
Forse per scegliere il male, è necessario diventare maligni?

∃x(φx)

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L’influenza delle scelte sbagliate

TESI:
Tutte le nostre scelte non contano. Possiamo essere anche le persone che hanno fatto più bene agli altri piuttosto che dagli altri averne ricevuto altrettanto. Possiamo anche essere quelli che hanno sempre cercato di fare la cosa giusta. Ma c’è un’unica costante nella valutazione dei rapporti umani:

  1. Se in un qualunque momento della tua vita farai qualcosa di sbagliato, quella scelta avrà le più importanti, dolorose e cospicue conseguenze sulla tua vita, non solo successiva ma anche precedente.

Perché ciò che rende la scelta sbagliata più rilevante di quella giusta, è che l’ultima non può modificare il giudizio sul — anche sul — passato, mentre la prima può farlo. E ciò non deve essere giusto per essere accettato, deve essere ingiusto — perché la scelta sbagliata chiama a sé qualunque altra conseguenza sbagliata!
Non è in questione la moralità, è in questione la sensibilità estetica davanti alle scelte — prima che di profondità, il giudizio è sempre giudizio di superficialità.


COROLLARIO:
La redenzione non esiste. Se esistesse, allora anche una scelta giusta avrebbe influenza sul giudizio che verte (o verteva) sulla vita precedente a quella sbagliata. Ma non è così.
La redenzione non esiste. — Non esisto io come ciò che ero nel passato, ormai.

COROLLARIO 1:
L’inferno è in terra, dato “COROLLARIO”.

COROLLARIO 2:
Diamo maggior peso alle scelte errate perché le percepiamo come pericolose. Ciò che è pericoloso attira più attenzioni di ciò che è generoso (quindi, di ciò che è la scelta giusta).

COROLLARIO 3:
Sì, la scelta sbagliata è anche un’influenza. Perché è contagiosa proprio come l’influenza: presa una volta la scelta che distrugge, si tenderà sempre a distruggere. E distruggendo gli altri, gli altri distruggeranno a loro volta.
C’è speranza in questa vita che qualcosa di buono ne esca?

Logica dell’Etica

Logica deontica

Molte persone (e molti filosofi) si approcciano all’etica soltanto sulla base della propria moralità. Questo dovrebbe essere un errore, non soltanto teorico ma anche pratico, poiché il più delle volte non riusciamo, poi, a demarcare la differenza fra scelta giusta e scelta ingiusta, fra azione morale e azione immorale. Il seguente articolo vuole solo fare un po’ di chiarezza sull’etica che tutti adottiamo (o adotteremmo) e sulla sua natura formale.
L’etica segue una sua logica. E questa è un sistema deontico (un sistema che dice all’agente che cosa deve fare), ossia una logica delle norme e degli imperativi morali. Un sistema deontico è quindi un sistema etico che dice: a) che cosa è obbligatorio fare, b) che cosa è permesso fare. “Obbligatorio” e “Permesso” (da qui in avanti, “O” sta per obbligatorio, “P” per permesso) sono quindi due operatori che formalizzano “Giusto” o “Ingiusto”. Il seguente grafico rappresenta i rapporti fra gli operatori O e P:

deontic-square2
Quadrato deontico: Obbligatorio implica direttamente il permesso, indirettamente ciò che è vietato e ciò che è omissibile.

Fatta un po’ di luce sui rapporti fra operatori, possiamo già ora proporre il primo assioma valido per ogni sistema etico:

(Ax) Giusto è ciò che è obbligatorio fare. (Ingiusto è ciò che è obbligatorio non fare).

La scelta giusta equivale quindi alla scelta necessaria. Questo, però, non implica che, nei fatti, ogni qual volta dobbiamo scegliere fra la scelta giusta e quella ingiusta, scegliamo necessariamente quella giusta. Non viviamo in un mondo di santi. Inoltre, il sistema logico dell’etica è prescrittivo e non descrittivo (dice, cioè, come il nostro agire dovrebbe essere e non come effettivamente è). Nel nostro mondo etico, la seguente (D)-implicazione — userò “O” per dire che una certa azione “p” è obbligatoria — non è valida:

(D) Op → p

Non è cioè vero che “Se è obbligatorio scegliere p, allora scegliamo p”, poiché il nostro è un mondo fatto, appunto, di scelte sbagliate che sembrano giuste e di scelte giuste che sembrano sbagliate, di scelte consapevolmente giuste o ingiuste che vengono attuate e così via. Ciò non rappresenta un problema per il sistema etico, poiché suddetto sistema aspira a dirci soltanto come agire, non come agiamo nei fatti — d’altronde, il nostro è un mondo etico imperfetto. Possiamo, tuttavia, già sulla base del solo (Ax) (cioè dell’assioma che dice che giusto è ciò che è necessario) delineare la logica deontica minimale che sta alla base di ogni etica.


Logica deontica minimale

 La logica deontica minimale aggiunge un altro assioma, che “rassicura” il nostro agire. È il seguente:

(Ax1) Op → Pp

(Ax1) ci dice che: Se è obbligatorio scegliere p, allora è permesso scegliere p. È chiaro che se qualcosa è necessario fare, allora qualcosa sarà permesso fare. Ci sarebbe ancora molto da dire su questo assioma, ma non voglio annoiare ulteriormente portando l’attenzione sulla struttura logica che ne permette la validità e ne giustifica la verità. Questo assioma dovrebbe comunque rallegrarci del fatto che ogni qualvolta dobbiamo fare la scelta giusta, sappiamo automaticamente e logicamente che essa è anche permessa. Il sistema minimale, dunque, è il seguente:

(Ax) Giusto = Necessario (Obbligatorio fare).
(Ax1) Op → Pp (Se obbligatorio fare p, allora è permesso farlo).


Logica deontica massimale

A partire dalla logica minimale dell’etica possiamo costruire un sistema più potente (cioè in grado di dimostrare e rendere ragione di imperativi etici speciali) aggiungendo gli ultimi due assiomi:

(Ax2) Op → OOp (Se è obbligatorio fare p, allora è obbligatorio che sia obbligatorio).
(Ax3) Pp → OPp (Se è permesso fare p, allora è obbligatorio che sia permesso).

(Ax2) ci dice che la giustezza di un’azione etica è transitiva, ossia: se è obbligatorio che un soggetto X agisca su Y e se è obbligatorio che Y agisca su Z, allora sarà obbligatorio che X agisca su Z. (Ax2) ci permette quindi che l’azione morale si espanda, ossia implica che le azioni morali diventino l’esempio e la norma da seguire e che vengano accettate da tutti man mano che ogni soggetto agisce eticamente. (Ax3) ci dice invece che ogni azione etica tende al perfezionamento: se nel nostro mondo è sempre stato permesso fare p, allora si potrebbe renderlo giusto, ossia necessario, ossia ancora obbligatorio. Chiaramente (Ax3) tende anch’esso a rendere un’azione etica universale. Sia (Ax2) sia (Ax3) sono dunque assiomi speciali e non dicono altro che questo: sii l’esempio che gli altri dovranno seguire. Formalizzano, cioè, ciò che Gandhi già sosteneva: «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».


∃x(φ)