Un dialogo terribile

Doveva imparare a riabituarsi alla solitudine. Era rimasto solo per molto tempo, quasi tutto il tempo della sua vita, ma aveva vissuto cinque mesi di loro – 5 mesi di “noi” -, e li aveva sentiti, li aveva sentiti tutti, dal primo all’ultimo. All’inizio è solo un sibilo, quasi strisciante, quasi impercettibile. Poi lo sentì: il caldo alito della solitudine. Quella vecchia, vecchissima amica. Non sapeva bene come comportarsi, aveva dimenticato come ci si ritrova a stare da soli, come ci si comporta a stare con se stessi, che cosa si pensa e come si impiega il proprio tempo nella solitudine. Decise così di instaurare un dialogo, un dialogo terribile.

“Dopo tanto tempo, sei tornata sulle mie spalle, piegandomi in due, come fossi un ramoscello non abbastanza secco per spezzarsi ma non abbastanza forte per piegarsi delicatamente. Sei qui, ma già vorrei pregustare il momento in cui te ne andrai, via di nuovo, via per sempre” – “Sssh, lascia che sia io ad abbracciarti adesso” – “Io…io non lo so, non so che cosa fare. Che cosa devo fare!?” –

Non ebbe alcuna risposta dalla sua tremenda amica. Forse era quello che voleva, forse era quello di cui aveva bisogno. Non un dialogo, ma un monologo. E non è forse questo un monologo: un dialogo terribile? Una domanda, una risposta. Un’altra domanda, nessuna risposta.

E tu? Tu che cosa vuoi domandare? Anche tu non avrai nessuna risposta. Perché anche questo, è un monologo.

 

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16 thoughts on “Un dialogo terribile

      1. Si, ma io non ti chiedo la scheda anagrafica, ma siccome manca un about, non so se sei maschio o femmina, italiano o meno…giusto per gestire ancor meglio il nostro scambio…poi puoi avere dai 18 ai 90 anni, i gusti che vuoi, una qualche piccola coordinata che dai tuoi scritti si evince quel che dici, ma…altrimenti ci seguiremo splendidamente mascherati…io sono maschietto, come hai potuto capire…ciao

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      2. ah ah ah…dai non siamo qui per far conquiste ma solo fervidi scambi…questo minimo pure serve…giusto per dirti caro amico senza farmi correggere… 😀

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  1. Non bisogna aver paura della solitudine anche se, a volte, ci lascia storditi e senza forze
    Lei, la solitudine è sola come noi

    Ti lascio un saluto festoso per questa giornata verso Pasqua 🙂
    Mistral

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  2. Alla fine la solitudine è l’unica cosa che puoi abbracciare, l’unica cosa concreta, reale, perché a differenza degli esseri umani non ha maschere.C’è chi ci mette una vita a capirlo (parlo per me) e non è piacevole, soprattutto quando non è fisica ma interiore.

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    1. La mia solitudine è molto interiore. Il peggio è che nessuno può cacciarla via, nessuno può “riempirmi” – con un’unica eccezione. Per me però la solitudine non è concreta e non è reale, la trovo inattingibile e perciò è impossibile da scacciare, perché non la puoi afferrare (parlo sempre per ovviamente).

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      1. Forse la solitudine non andrebbe afferrata (è un po’ come quando si definisce “capture” uno scatto fotografico).Reale e impalpabile,per me…un vuoto in cui tutto è possibile.Io la abbracciò con lo sguardo (non avendo eccezioni che mi colmino, a differenza di te).La conosco (e mi conosco) fotografando e scrivendo.

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